REDAZIONE FIRENZE

Tre sindaci da non dimenticare

Il Comune di Firenze ha ridotto il cerimoniale con il gonfalone in occasioni speciali. Tuttavia, ha recentemente intitolato strade a tre ex sindaci, tra cui Giorgio Morales, che ha guidato la città con saggezza durante gli anni di Tangentopoli. Morales è stato un esempio di lealtà e competenza amministrativa, contribuendo al rinnovamento della città.

Il Comune di Firenze, come purtroppo succede anche ad altre istituzioni, ha rallentato molto il classico cerimoniale che imponeva la presenza del gonfalone in alcune occasioni particolari. Per esempio: mi colpì molto che al funerale del senatore Francesco Bosi, già assessore allo sport, nella basilica della Santissima Annunziata, il gonfalone fosse assente. Altre volte è successo che ci siano stati trattamenti diversi nel ricordare alcuni personaggi di rilievo civico. Invece, sempre chi governa in Palazzo Vecchio, ha fatto bene, in tempi abbastanza recenti, a intitolare tre strade ai sindaci Elio Gabbuggiani, Massimo Bogianckino e Giorgio Morales. Queste strade sono nel nuovo quartiere, adiacente alla Stazione Leopolda.

Tre sindaci diversi, ma tutti sufficientemente stimabili per le epoche in cui hanno guidato la città. In particolare Giorgio Morales. Unico sindaco eletto nel 1990 e arrivato regolarmente alla scadenza di mandato nel 1995. Furono quelli gli anni di Tangentopoli, e Morales li ha attraversati con intelligenza politica, dignità civile e onore personale. Proveniente dalla tradizione del Partito d’Azione, nato dalla lotta di resistenza al Nazifascismo, che considerava quell’esperienza come il secondo risorgimento dell’Italia, apparteneva alla sinistra socialista, ma non era un settario come lo è stato un suo antico compagno di cordata, Tristano Codignola.

Morales non aveva niente da farsi perdonare del suo passato e poteva benissimo considerarsi leale con gli ex comunisti con cui era stato sindaco da ottobre 1989 fino alle elezioni del 1990. Poi, con un accordo programmatico con la Dc e i repubblicani, fu rieletto sindaco e volle restaurare la convivenza civile e le corrette regole del mercato nel centro storico della città, opponendosi al dilagare dei vu’cumprà che occupavano le strade del triangolo d’oro di Firenze.

Negli anni difficili di Tangentopoli fece approvare, dopo trent’anni, il nuovo piano regolatore ancora oggi vigente. Della sua giunta facevano parte Eugenio Giani e Lapo Pistelli, che poi divenne viceministro degli Esteri. Dopo Gianni Conti diventai suo vicesindaco, dal ‘92 al ‘95. Posso assicurare che è stato un grande esempio per tutti, per cultura e capacità amministrative. Un uomo da ricordare.