Terrorismo, oggi l’interrogatorio. Nelle chat a caccia di complici

Il ventiduenne è in carcere per l’attentato e il video di rivendicazione .

Terrorismo, oggi l’interrogatorio. Nelle chat a caccia di complici

Terrorismo, oggi l’interrogatorio. Nelle chat a caccia di complici

Nelle chat e nei numerosi file multimediali prodotti, inviati e ricevuti sulle varie piattaforme, su tutte Telegram, si cerca le tracce di possibili complici, o di qualcuno che può aver instradato il 22enne Dani Hakam Taleb Moh’d, il giovane ritenuto ideatore ed esecutore dell’attacco con le bottiglie molotov avvenuto la notte del 1 febbraio verso il Consolato americano di lungarno Vespucci, e della successiva rivendicazione inviata il giorno successivo, un video in cui veniva a inneggiato e sostenuto Hamas. Intanto, stamattina alle 9.30, il ragazzo – difeso dall’avvocato Samuele Zucchini – comparirà davanti al giudice Angelo Antonio Pezzuti per l’interrogatorio di convalida del fermo scattato sabato.

Dani, nato in Italia da genitori palestinesi, è accusato di terrorismo e porto abusivo di armi da guerra. Contestazioni pesantissime, supportate per altro da elementi probatori che gli inquirenti, i pm della Dda, Luca Tescaroli e Lorenzo Gestri, definiscono "plurimi e convergenti" sia in ordine al lancio delle due bottiglie, sia relativi alla realizzazione del filmato di rivendicazione firmato “The whole world is Hamas“ (Il mondo intero è Hamas): il decreto di fermo è puntellato da accertamenti tecnici quasi granitici.

Le indagini di carabinieri, polizia postale e digos non si fermano: al vaglio, infatti, ci sono gli ultimi spostamenti del ragazzo, ma soprattutto i video e le chat. Molti infatti i filmati che gli inquirenti stanno facendo tradurre: si tratterebbe sia di frame che il ragazzo avrebbe girato in autonomia, sia di contenuti riguardanti un contesto simpatizzante di Hamas. La procura di Firenze ha così disposto una consulenza tecnica irripetibile sul cellulare e sui telefoni portatili degli altri familiari. Anche il legale del giovane fa sapere che nominerà un consulente tecnico di parte. Nel frattempo, nel cellulare di Dani Moh’d Hakam Taleb, come anticipato da Repubblica, sono stati trovati dei filmati dove si vedono le immagini della sede diplomatica e poi le bottiglie incendiarie usate per il raid. "Nel nome di Dio bruciare tutto, questa è l’ambasciata americana. Dio ci aiuta", dice l’autore del video, in arabo. E ancora: "Dio mio questa è l’ambasciata americana, deve essere bruciata. In nome di Dio".

P.M.

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