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5 mag 2022

Terremoto, il pericolo da conoscere "L’unica arma resta la prevenzione"

Il presidente dell’Ordine dei geologi Martelli: "E’ stato un evento maggiore, non uno sciame sismico. E’ impossibile prevedere le scosse, ci difendiamo solo costruendo con progettazioni adeguate"

La pieve di San Martino a Cofferi ha riportato danni per le scosse sismiche
La pieve di San Martino a Cofferi ha riportato danni per le scosse sismiche
La pieve di San Martino a Cofferi ha riportato danni per le scosse sismiche

"Non definiamolo sciame sismico". Il presidente dell’ordine dei Geologi della Toscana, Riccardo Martelli, ha effettuato ieri pomeriggio un sopralluogo nell’area dell’epicentro in via dei Cofferi. "Per come si è evoluto questo sisma – ha detto – si potrebbe pensare a un evento maggiore, seguito da eventi successivi. Chiaramente il quadro completo lo avremo solo col passare dei giorni".

Il Chianti è da sempre ritenuta zona sismica, ma quali sono gli eventi di riferimento? "Siamo un una zona caratterizzata da rischio sismico medio – ha detto Martelli – questo significa che non sono attesi sismi con magnitudo elevate. Il termine di riferimento è il terremoto del 1895 con 5.3 stimato. In questo caso abbiamo registrato magnitudo minori perché la scossa più forte è stata di 3.7. Questo farebbe pensare a terremoti per i quali non sono attesi danni importanti. E così sarebbe, a parte per l’edificio di culto che presenta alcune lesioni".

Ma come si libera l’energia dal sottosuolo? "La zona – ha detto ancora Martelli - è caratterizzata da una morfologia che favorisce la propagazione dei cosiddetti ‘fenomeni di amplificazione sismica. L’epicentro è dato intorno ai 10 chilometri sotto terra, il resto lo fa la geologia che intercorre tra l’epicentro e il piano di campagna, oltre alla conformazione del territorio. Quello che favorisce l’amplificazione è la differenza di velocità delle onde sismiche sottosuolo e superficie. Questo rappresenta il problema, così come rappresentano un problema in questo punto specifico la presenza di crinali limitati da scarpate e versanti acclivi".

Se è tutto piuttosto assodato nella comunità scientifica per quanto riguarda l’origine dei terremoti, la loro propagazione e gli effetti che provocano, resta praticamente impossibile prevedere quando questi eventi si possano verificare. "Lo studio del sottosuolo – ha concluso Riccardo Martelli – rimane però fondamentale per orientare la progettazione verso l’unica possibile soluzione del problema. Se la previsione non è pensabile, la prevenzione resta l’arma per difendersi dai terremoti. Per questo occorre costruire in modo consapevole con una progettazione adeguatamente sostenuta da modelli geologici e geotecnici adeguati". Una sfida che la comunità e le istituzioni devono fare propria, soprattutto in aree dove il rischio sismico è presente. Nel tempo molte tecniche costruttive antisismiche si sono rivelate non proprio efficaci a fronte di scosse ad alta magnitudo. Servono dei piani di manutenzione e adeguamento progressivo non solo e soltanto per gli edifici pubblici, ma anche per i privati.

R.F.

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