Proseguono le indagini sul presunto stupro (New Press Photo)

Firenze, 16 settembre 2017 - Diciotto minuti, tra il primo e il secondo passaggio sotto una delle telecamere di borgo Santi Apostoli. In questo lasso di tempo, è contenuta la presunta violenza sessuale dei carabinieri Marco Camuffo, 44 anni, e Pietro Costa, 32, ai danni delle due studentesse americane. Intanto, gli accertamenti del pm Ornella Galeotti sono prossimi al termine: mancano ancora gli esiti «scientifici», ma per quanto riguarda la ricostruzione dei movimenti dell’incredibile notte della pattuglia del 112, per la procura non vi sono più zone buie.

Né durante l’intervento al Flò, né dopo, quando l’auto è «tornata» in servizio. Non ci sarebbe infatti alcun «buco» tra l’uscita dalla strada dell’alloggio in cui vivono le studentesse e l’inizio di un posto di controllo in piazza Gaddi, assieme ad un’altra pattuglia. L’unica incongruenza stava nella differenza di circa venti minuti nell’orario indicato in un filmato, ma è stato appurato che era l’orario di un apparecchio sballato.

I tempi sono stati dunque «riallineati» grazie alle immagini di altre telecamere presenti sul tragitto percorso. Sono stati «collocati» anche i due rapporti avvenuti nel palazzo.

I due carabinieri, una volta messo piede nell’androne, si sono infatti divisi. Il più giovane dei due si è appartato anche nell’ascensore, mentre l’altro avrebbe consumato il rapporto (secondo lui consenziente) su uno dei pianerottoli del palazzo. La scientifica è riuscita ad isolare anche alcune gocce per terra, che saranno sottoposte, assieme ai tamponi intimi, all’incidente probatorio.

A proposito: è Mario Profeta il giudice incaricato di «congelare» il racconto delle due ragazze. Una di loro, assistita dall’avvocato Gabriele Zanobini, ha richiesto di essere sentita in modalità «protetta», ovvero con precauzioni simile alle modalità con cui vengono ascoltati i minori, mentre l’esame dell’altra studentessa, già tornata negli Stati Uniti, potrebbe essere effettuato con una videoconferenza.

In attesa della perizia tossicologica, dato chiave per ricostruire l’alterazione delle due ragazze quando sono salite in macchina dei carabinieri e quindi la loro lucidità, è stato nel frattempo stabilito che entrambe avevano un tasso altissimo di alcol nel sangue, 1,5 mg per litro, anche se ognuna ha reagito diversamente: una leggermente più presente, mentre l’altra nettamente più in difficoltà. Nei due interrogatori, ai carabinieri è stato chiesto anche perché si sono presi comunque il rischio di accompagnare a casa le due giovani e farci «almeno» sesso. Entrambi hanno risposto di non saperselo spiegare.