Sfratto rinviato a San Frediano. Il Comune va incontro a Romano: "In cerca della soluzione adatta"

Mercoledì il provvedimento non è stato eseguito grazie all’intervento dei residenti. L’assessora Albanese: "Il Comune sarà al suo fianco e non lo lascerà solo in questa situazione".

"L’amministrazione comunale è già a lavoro per trovare una soluzione abitativa al signor Romano". A dirlo è l’assessora alla casa di Palazzo Vecchio, Benedetta Albanese, che sottolinea inoltre come la situazione dell’83enne fosse "già nota agli uffici comunali, in quanto è in corso da tempo un lavoro di ricerca per trovare la migliore collocazione abitativa da offrirgli".

Romano vive nel quartiere di San Frediano, dove sta da quando è piccolo: lo conoscono tutti, e ai tempi d’oro del Cinema Universale di via Pisana era una delle maschere. Ora, affetto da diverse patologie e non più in grado di camminare bene, passa la vita affacciato a una finestra salutando i passanti ed è ugualmente sentito come parte del ‘rione’.

Così, mercoledì mattina, diversi residenti di San Frediano, si sono presentati davanti alla sua casa di via del Leone dove erano in corso per la terza volta, con ufficiale giudiziario e forze dell’ordine, le procedure per uno sfratto esecutivo per Romano. Una resistenza pacifica, con al quale i residenti hanno chiesto di poter accordare un nuovo rinvio. Rinvio concesso fino al 17 novembre.

"Il Comune di Firenze è da sempre impegnato – continua Albanese – a 360 gradi nelle politiche abitative. A partire dagli investimenti per la ristrutturazione dell’edilizia residenziale pubblica, fino ai nuovi provvedimenti in materia di affitti brevi". Pertanto, anche per la situazione di Romano "sarà fatto il massimo con l’aiuto degli uffici competenti – aggiunge l’assessora – per trovare la soluzione migliore".

L’uomo, come ha confessato la nipote Ginevra, "ha già rifiutato la collocazione in una Rsa", in quanto "nonno, inserito in una struttura del genere, morirebbe il primo giorno". Mentre più complessa, sempre secondo la nipote, è l’opzione di una casa popolare: "Abbiamo chiesto al Comune la possibilità di inserirlo in una piccola casa popolare – conclude Ginevra –, anche tenendo conto del fatto che ha una pensione di 600 euro al mese e quindi non può permettersi soluzioni diverse. Ci è stato risposto però che non era idoneo per presentare domanda".

C’è tanto lavoro da fare per far collimare le posizioni dei due soggetti coinvolti. La nuova promessa, però, è che "il Comune starà al fianco di Romano e non lo lascerà solo in questa situazione", conclude Albanese.

P.M.

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