di Monica Pieraccini E’ l’economia, bellezza. Melrose Industries è sempre più appetibile sul mercato finanziario. Merito anche delle ultime operazioni su Gkn, che il fondo ha acquisito nel 2018. Poco importa se ci sono più di 400 lavoratori a casa, se è stata chiusa una fabbrica, se il tribunale di Firenze si è espresso a favore del ricorso presentato dalla Fiom-Cgil contro i licenziamenti via e-mail. Sono eco lontane. Melrose è quotata alla Borsa di Londra ed è agli azionisti che la società guarda. I settori automotive e aerospaziale di Gkn sono quelli che hanno sofferto di più nella pandemia ed è...

di Monica Pieraccini

E’ l’economia, bellezza. Melrose Industries è sempre più appetibile sul mercato finanziario. Merito anche delle ultime operazioni su Gkn, che il fondo ha acquisito nel 2018. Poco importa se ci sono più di 400 lavoratori a casa, se è stata chiusa una fabbrica, se il tribunale di Firenze si è espresso a favore del ricorso presentato dalla Fiom-Cgil contro i licenziamenti via e-mail. Sono eco lontane. Melrose è quotata alla Borsa di Londra ed è agli azionisti che la società guarda. I settori automotive e aerospaziale di Gkn sono quelli che hanno sofferto di più nella pandemia ed è proprio su questi che Melrose è intervenuta, per tagliare, dove necessario, per rendersi più appetibile agli occhi attenti degli investitori. Lorenzo Gai (nella foto), professore ordinario di tecnica bancaria all’Università degli studi di Firenze, spiega come sia il mercato finanziario a orientare la politica industriale e non il contrario. Almeno quando si parla di società quotate in Borsa.

Professore, la chiusura di Gkn fa crescere le azioni Melrose?

"La risoluzione del contratto con oltre 400 dipendenti di Gkn è un’operazione che alleggerisce la società di costi operativi che la tengono in prospettiva in un maggiore equilibrio economico e quindi rendono più appetibili sul mercato le azioni di Melrose Industries, quotata alla Borsa di Londra. Ci sono norme che regolano le attività dei fondi azionisti, come quelli di Melrose, ma di fatto questo tipo di società quotate sono a scopo di lucro, hanno il profitto come obiettivo".

Se Melrose non fosse quotata, l’epilogo per Gkn potrebbe essere diverso?

"Sì, perché nel caso di una società non quotata, magari appartenente a una famiglia di imprenditori da generazioni, con unico azionista, non ci sarebbe questa tensione continua dovuta al fatto che deve rendere conto di quello che fa ad altri proprietari o attirare investitori nel suo capitale. Melrose deve produrre utili, attirare investimenti, sostenere le quotazioni del titolo, avere risultati nel breve periodo, altrimenti perde valore di mercato. Sono tutti elementi che nulla hanno a che vedere con le ragioni sociali. Perciò per ‘ingraziarsi’ gli investitori è più probabile trovarsi a fare operazioni come la chiusura di Gkn, che per il mercato finanziario sono buone notizie, un dramma invece per i lavoratori, le loro famiglie e i sindacati".

Sono le multinazionali, insomma, a fare il buono e il cattivo tempo...

"Certamente la multinazionale assume un potere con una forza d’urto impressionante. Apple, per esempio, capitalizza 2.500 miliardi di dollari, tre o quattro volte tutte le aziende quotate in Italia. Per questo è importante che ci sia una disciplina che cerchi di frammentare questi monopoli, queste concentrazioni troppo forti di potere da parte di singoli soggetti".

E c’è?

"E’ aperto il dibattito negli Stati Uniti, dove è in corso un tentativo di ridimensionare questi poteri. Ma non è semplice. Di sicuro non si può fare a livello nazionale. Per mettere un freno a queste società bisogna lavorare almeno a livello europeo".