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Firenze, 20 marzo 2020 - In questa emergenza, presidi e docenti italiani si sono molto impegnati per realizzare la didattica a distanza. Ma quanti, con precisione? Molto è dipeso dalle condizioni di partenza delle singole scuole, ovvero se avevano o meno esperienze di questo tipo.

Francamente, è opportuno ammettere che una tale didattica è stata sempre minoritaria, a causa della tipica resistenza all’innovazione da parte del mondo scolastico. Il Ministero ha cercato di acquisire dati sulla sua diffusione tramite monitoraggi, ma le scuole, quando dichiarano le loro attività, hanno una certa tendenza a presentare la loro “veste migliore”.

Inoltre, non è facile, da parte degli ispettori, controllare la veridicità dei dati. Le cifre, molto positive, circa il numero degli studenti collegati e dei docenti che tengono lezione, sono attendibili? Meglio sarebbe stato un sondaggio, poiché le tecniche di ricerca sono oggi molto evolute e avrebbero consentito risposte più sicure. Ancora meglio sarebbe stato interpellare, a campione, i genitori degli alunni.

Tuttavia, per esperienza diretta, mi sento di affermare che, almeno in Toscana, molti o moltissimi docenti si sono attivati con generosità. Con quali esiti? Se la scuola ha avuto il buon senso di organizzare con cura le attività a distanza, essa potrebbe avere esiti molto positivi, ma ciò non è avvenuto dappertutto. In alcuni casi, le scuole si sono affidate ai docenti coordinatori di classe per definire periodicamente un orario; in altri, si è fatto affidamento sulle scelte dei singoli docenti. Sia l’orario, deciso di tanto in tanto, sia l’appello alla disponibilità personale, hanno creato forti dislivelli di attività tra una scuola e l’altra.

Alcuni alunni hanno fruito di molte lezioni, altri di poche. Migliore è il caso di quelle scuole che hanno strutturato l’orario, utilizzando il precedente e riducendo la durata delle singole lezioni (da 60 minuti a 30/40 più o meno). I sindacati della scuola hanno sostenuto che la didattica a distanza era ed è una scelta individuale, fondata sulla libertà d’insegnamento. Dal momento che quella a distanza è l’unica didattica praticabile, ci si chiede se una tale libertà possa comportare anche il rifiuto di attivarsi. La Costituzione, infatti, prevede il diritto all’istruzione degli alunni ed esso si esplica tramite valutazioni e voti, indispensabili per rendere gli stessi consapevoli degli eventuali progressi. Tutto ciò non è conciliabile con la totale inerzia.

Alessandro Artini Presidente ANP Toscana (Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola)