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6 mag 2022

"Qui i profughi in fuga diventano fiorentini"

Don Volodymyr Voloshyn è il parroco della chiesa cattolica ucraina dei Santi Simone e Giuda: "Così aiutiamo le famiglie a integrarsi"

iacopo nathan
Cronaca

di Iacopo Nathan

"Il nostro compito adesso è fare in modo che queste persone non vengano sopraffatte dal dolore e dall’angoscia di quello che hanno vissuto".

Sono passati più di due mesi dall’inizio della guerra in Ucraina, ma non si ferma il lavoro quotidiano di accoglienza di chi ha aperto le porte ai profughi.

Don Volodymyr Voloshyn è il parroco della chiesa cattolica ucraina di Firenze, la parrocchia dei Santi Simone e Giuda, che da oltre 60 giorni è un vero e proprio punto di riferimento per la comunità.

Don Volodymyr, come sta la sua comunità?

"Stiamo vivendo questi mesi in maniera tutta nuova, cercando di adattarci a quello che succede. La nostra parrocchia sta diventando un vero e proprio punto di riferimento per la comunità ucraina, per tutti coloro che cercano un luogo veramente ucraino. Sono tante le persone che abbiamo accolto, diciamo che solo in questa parrocchia abbiamo aperto le porte a 50 persone, 20 mamme e tanti figli di età compresa tra i 4 e i 16 anni".

Come procede l’inserimento di queste persone in quella che potrebbe essere la loro nuova vita?

"Si stanno inserendo nel nostro contesto di parrocchia e di quotidianità. Un conto è vedere certe cose da lontano, altro è averli tutti i giorni davanti agli occhi. Noi possiamo solo cercare di fare tutto il possibile per aiutarli a inserirsi. Abbiamo due realtà che stiamo unendo e che ci stanno aiutando in questo ruolo, ovvero la parrocchia e la scuola. Abbiamo un’insegnante di italiano, che viene sia per le mamme che per i ragazzi, per aiutarli passo dopo passo andare avanti. Anche la messa che facciamo la domenica è un momento di ritrovo importante, che aiuta davvero i ragazzi a stare insieme". Quali i prossimi passi da fare?

"Il Signore mi ha fatto capire che c’è sempre molto da fare, quindi per ora ragioniamo passo dopo passo. Ancora siamo a quello che io chiamo ’primo soccorso’ quindi stiamo attenti a tutte le richieste che ci vengono fatte, badando che non manchino mai le cose primarie. C’è anche da valorizzare la volontà di chi desidera inserirsi davvero. Noi stiamo cercando di dar il nostro contributo, anche per far vedere Firenze: li ho portati a visitare i musei e la città".

C’è più voglia di tornare a casa o di crearsi una nuova vita qui?

"Le famiglie arrivate in Italia stanno iniziando a capire che devono per forza inserirsi in una nuova realtà. C’è stato un cambio di rotta, le mamme stanno iscrivendo i bambini a scuola, mentre prima tanti seguivano le lezioni via internet con l’Ucraina. Grazie all’aiuto sociale possiamo fare in modo che queste persone non vengano colte dall’angoscia: il nostro compito è accompagnarle verso una nuova vita qui, dove possono ricominciare. Molti degli ucraini scappati arrivano da città distrutte, e in questi casi solo il Signore può sapere se e quando sarà il momento di tornare in Ucraina. Fino a quel momento bisogna far sentire chi è scappato dalla guerra, parte di una comunità. La speranza è che presto anche le famiglie possano ricongiungersi, visto che padri e mariti sono ancora in Ucraina".

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