Quegli alberi sono una vera rivoluzione

A Firenze, l'introduzione di 49 alberi di arancio in via Cavour rappresenta una rivoluzione simbolica, unendo la natura alla pietra della città. L'iniziativa suscita polemiche ma promuove la bellezza e l'armonia di Firenze.

È un primo approccio, fatto a timidi passi. Si tratta solo di 49 piante ma l’impatto visivo sarà forte. E ancor più forte sarà l’impatto culturale. Perché da fiorentini siamo abituati a una drastica distinzione, il centro e la periferia, divisi dai viali di circonvallazione. Il “verde” è dei viali che, sul modello parigino, ci ha consegnato Firenze capitale, più di un secolo e mezzo fa, e che segnò l’ultima grande rivoluzione urbanistica della città. La periferia intercala verde e pietra e lo intercalava ancor più prima della guerra quando ancora il boom dell’edilizia che ha accompagnato l’urbanizzazione era di là da venire. Mentre il centro è pietra. Salvo eccezioni, naturalmente, ma così nascoste e private, così sottratte alla vista dei più da non contraddire il principio. Per questo dico che gli aranci in via Cavour sono una rivoluzione. Perché è vero che vengono in continuità con l’alberata piazza San Marco, ma innovano. Incidono col verde quella pietra che da fiorentini consideravamo ineluttabile. Difficile immaginare quale potrà essere l’impatto estetico quando gli aranci, ancora esili e poco chiomati, cresceranno. Ma agli occhi dei fiorentini l’impatto è forte. Gli alberi in via Cavour rappresentano simbolicamente l’avanzata della natura e la sua composta ma forte vittoria sulla pietra inanimata. Certo possiamo trovare molte spiegazioni e giustificazioni, dalla mitigazione della calura estiva alla lotta contro l’inquinamento atmosferico. Ma questo ha un peso marginale. Non sono 49 piante quelle che fanno il gioco, anche se rappresentano pur sempre un segno. La vera rivoluzione sta nel fatto simbolico che rompe la città di pietra in una via nevralgica di percorrenza del centro storico. Siamo a Firenze e mi aspetto che le polemiche, le critiche, i borbottii si susseguano a non finire. Questo fa parte del nostro spirito. Non mancheranno avversioni di principio, radicate nel nostro conservatorismo di fondo, tanto più che l’idea è assai innovativa e, per qualcuno, sconcertante. Eppure proprio per questo sento di dovermi schierare per gli aranci in via Cavour. La bellezza della natura si concilia con la bellezza della nostra Firenze. E fa sintesi.

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