Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt a Capodanno ha fatto scoppiare il caso del quadro rubato
Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt a Capodanno ha fatto scoppiare il caso del quadro rubato

Firenze, 27 gennaio 2019 - Sulla vicenda del quadro di Jan Van Huysum rubato dai nazisti - e mai restituito all’Italia - Firenze incassa un appoggio «politico» importante. Da un punto di vista pratico non cambierà granché, ma che il governo tedesco dica chiaramente che il dipinto in questione – il «Vaso di fiori», realizzato dal pittore olandese vissuto a cavallo fra Seicento e Settecento – debba tornare a Firenze è comunque importante.

La posizione dell’esecutivo federale tedesco l’ha portata alla luce un deputato di sinistra (del gruppo Linke) di chiare origini italiane, Fabio De Masi. E’ lui ad aver presentato alcune settimane fa un’interrogazione per chiedere «quali iniziative il governo federale tedesco intenda adottare per la restituzione del quadro all’Italia» e quali possibilità ci siano per procedere a un sequestro (il dipinto è attualmente nella disponibilità di una famiglia tedesca).

La risposta del governo non si è fatta attendere. «E’ chiaro – si legge nella risposta – che il quadro di Van Huysum debba stare agli Uffizi. Il governo federale, per quanto di sua competenza, sostiene il raggiungimento di questo obiettivo. Il ministero degli Affari esteri ha più volte caldeggiato la restituzione volontaria del dipinto agli Uffizi».

E fin qui l’apertura del governo Merkel sembra davvero importante, ma è l’ultimo paragrafo della risposta a raffreddare gli entusiasmi. Riguardo all’ipotesi di un sequestro, il governo dice che non gli compete. «L’esame di ammissibilità di un sequestro su richiesta di uno stato membro dell’Unione è responsabilità dell’autorità giudiziaria – si legge nel testo – e il governo non può né esprimersi sul merito né influenzare il giudizio».

Tuttavia per il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, si tratta di un punto a favore, lui che a inizio anno aveva chiesto a gran voce la restituzione dell’opera. «Sono doppiamente soddisfatto per questi sviluppi politici – dice Schmidt – da un lato perché testimonia quanto il popolo tedesco abbia a cuore che la restituzione vada a buon fine. Dall’altro, perché il governo riconosce ufficialmente ciò che noi sosteniamo da tempo: che la casa legittima del capolavoro è a Firenze, in Palazzo Pitti».