di Francesca Cavini Quello che non è accaduto nelle più gravi e pesanti crisi degli ultimi cinquanta anni, per la vetreria Aton Luce Lux potrebbe causarlo l’improvvisa e devastante impennata del costo degli energetici: smettere di produrre. A dirlo senza tanti giri di parole è Alessandro Alderighi, uno degli otto soci proprietari dell’azienda montelupina specializzata nella produzione di vetro e che oggi dà lavoro a una quarantina di dipendenti. "Sono 50 anni che lavoro nel vetro – dice Alderighi – e ne conosco in profondità tutte le vicissitudini, ma quello che sta accadendo adesso non ha paragoni. Ci sono state altre crisi, noi siamo riusciti a sopravvivere a tutte grazie ad aggiustamenti interni, ricerca e innovazione. Siamo il ’riepilogo’ del vetro empolese nel tempo, ma...

di Francesca Cavini

Quello che non è accaduto nelle più gravi e pesanti crisi degli ultimi cinquanta anni, per la vetreria Aton Luce Lux potrebbe causarlo l’improvvisa e devastante impennata del costo degli energetici: smettere di produrre. A dirlo senza tanti giri di parole è Alessandro Alderighi, uno degli otto soci proprietari dell’azienda montelupina specializzata nella produzione di vetro e che oggi dà lavoro a una quarantina di dipendenti.

"Sono 50 anni che lavoro nel vetro – dice Alderighi – e ne conosco in profondità tutte le vicissitudini, ma quello che sta accadendo adesso non ha paragoni. Ci sono state altre crisi, noi siamo riusciti a sopravvivere a tutte grazie ad aggiustamenti interni, ricerca e innovazione. Siamo il ’riepilogo’ del vetro empolese nel tempo, ma questa volta non ne leviamo le gambe. Per quale motivo? Semplice e terribile: avevamo un contratto col costo del metano fino al 30 settembre scorso di 0,22 euro che creava una bolletta mensile di circa 3335mila euro. Scaduto il contratto, per il mese di ottobre è previsto un prezzo di 1,06 euro, quasi cinque volte tanto. Fatti due conti approssimativi, parliamo di una bolletta del gas da 150.000 euro"

E questo solo per il metano..."Appunto. Per quanto riguarda l’energia elettrica – aggiunge Alderighi – , il contratto è scaduto il 30 giugno e pagavamo 0,11 un kilowatt, ora a ottobre è previsto un costo di 0,27 euro. Siamo passati da una bolletta da 11.000 euro al mese a una da 27.000 euro al mese.Su un fatturato di 450.000 euro al mese, un incremento di costi da oltre 150.000 euro mensili non riusciamo a reggerlo. Dobbiamo fermare la produzione".

"Abbiamo stabilito di lavorare ancora 15 giorni per evadere gli impegni presi – aggiunge il proprietario della Aton Luce Lux – e poi ci mettiamo alla finestra per vedere cosa succede. Metteremo in cassa integrazione 40 persone, ma non abbiamo scelta. Abbiamo retto durante la pandemia e abbiamo avuto un inizio 2021 con ordinativi che facevano sperare bene, ma ora non possiamo più evaderli".

"Nel nostro piccolo – continua Alderighi – abbiamo un’aziendina sana, che ha ritrovato forza e stabilità puntando molto su ricerca e innovazione, ma quando i costi di produzione aumentano del 30 per cento in pochi mesi, non abbiamo possibilità di interloquire con nessuno".

"Il problema generato da questi aumenti – chiarisce l’imprenditore – non è in divenire, è già una realtà. Ho segnalato le nostre difficoltà a tutti quelli che avevano interesse e possibilità di ascoltarle già ad agosto scorso, perché il trend del costo degli energetici aveva preso una strada particolare. Credo, però, che nessuno nel mondo della finanza prevedesse una speculazione così selvaggia e poi sono venute fuori delle storie che in minima parte riguardano la C02, ma la realtà è la mancanza di energetici nel mondo per la ripresa delle attività produttive. Ho avvertito tutti, Asso Industria compresa, e devo dire che quando a fine luglio abbiamo captato che la situazione sarebbe diventata difficile, non immaginavamo che dal 1 settembre sarebbe successo tutto questo. Non si poteva immaginare quello che è accaduto: alle colonnine del metano il prezzo è raddoppiato in 24 ore, dal 30 settembre al 1 ottobre, perché sono scaduti i contratti di fornitura".

Guardando alle soluzioni possibili, Alessandro Alderighi non sembra ottimista: "A livello nazionale non credo ce ne siano. Non ci sono soluzioni se non a livello mondiale. Ma temo che l’Europa non abbia la forza per opporsi a quello che stanno facendo Cina, Russia e Stati Uniti, che ovviamente pensano prima alle loro esigenze e poi si occupano del resto del mondo". "Il problema per le aziende medio piccole – conclude Alderighi – è immediato, ma l’aumento dei costi di produzione del 30 per cento tocca anche le grandi aziende, quelle che hanno la possibilità di ’spalmarlo’ su grandi numeri di produzione.

Anche i grandi sono in difficoltà e una soluzione globale va trovata al più presto".