Il carro in una piazza del Duomo deserta (New Press Photo)
Il carro in una piazza del Duomo deserta (New Press Photo)

Firenze, 4 aprile 2021 -  Dopo l'annullamento l'anno scorso causa Covid, quest'anno si è tenuto a Firenze lo Scoppio del carro, pur in un'insolita piazza del Duomo deserta per questa antica tradizione popolare fiorentina di Pasqua, che si tramanda da secoli. E perfetto è stato il volo della 'colombina', il congegno trasportato da un razzo innescato dal cero santo: partita dall'altare della Cattedrale, ha acceso il carro di fuoco, detto Brindellone, posizionato tra Duomo e Battistero e poi, è tornata indietro. La tradizione tramanda che se riesce a rientrare ci saranno buoni raccolti. Un segno di buon augurio che quest'anno sembra avere anche un significato per l'emergenza Covid. Il sindaco di Firenze Dario Nardella, che era presente in piazza Duomo insieme al governatore Eugenio Giani, ha ricordato di aver «voluto con tenacia» che quest'anno si svolgesse lo Scoppio del carro, pur senza pubblico - i fiorentini hanno potuto guardarlo in diretta su Toscana tv - , in totale sicurezza: «Un bel messaggio», ha detto Nardella, di «buon auspicio», un «valore di rinascita straordinario».

 

L'OMELIA DI BETORI

"Il ritorno dello Scoppio del Carro, sia pure senza la gente che gli si stringe attorno - ha detto Betori nel corso dell'omelia della messa di Pasqua in Cattedrale, dopo lo Scoppio del carro  in una piazza del Duomo deserta per le misure anti Covid - ci induce a cercare di ricomporre nella nostra memoria il significato religioso di questo atto e il messaggio che vuole trasmettere alla città. La distanza fisica a cui la gente è stata tenuta oggi, a causa della perdurante pandemia, aiuta ad andare oltre lo spettacolo di fochi e di botti, per cogliere il senso del modo con cui da secoli Firenze celebra la Pasqua. Gesu' - ha aggiunto poi l'Arcivescovo di Firenze - non è un'immagine religiosa ma un segno di vita piena. Guai se il distanziamento sociale, a cui la pandemia ci costringe, dovesse diventare preludio alla scomparsa dell'altro, del fratello dalla nostra vita. La luce di Cristo non è solo splendore di verità, ma è anche fuoco di carità, è verità di amore". Alla celebrazione ha preso parte anche il Cardinale Ernest Simoni, per lunghi anni incarcerato dal regime comunista albanese. In Cattedrale, insieme a lui, anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e i fedeli, che sono potuti accedere, in numero limitato ed adeguatamente distanziati.

Un invito alla speranza, da vivere però "nella fraternità e nella cura gli uni degli altri, così come ha fatto Gesù per noi. Sarebbe un gesto falso far risplendere la luce di Cristo nella nostra piazza, cioè nella nostra città, e vivere nella chiusura egoistica che non riconosce gli altri come fratelli", ha detto ancora Betori. "Guai - ha aggiunto  - se il distanziamento sociale, a cui la pandemia ci costringe, dovesse diventare preludio alla scomparsa dell'altro, del fratello dalla nostra vita. la luce di Cristo non è solo splendore di verità, ma è anche fuoco di carità, è verità di amore. una verità scomoda quella che propone Gesù, perché amare è soffrire: non ci può essere amore senza Croce, come Lui ci mostra. ma è anche l'unica possibilità per l'umanità di uscire dalle secche di una cultura che sta soffocando ogni autentica aspirazione del cuore e della mente, chiedendo di assuefarci a modelli standardizzati, programmando le nostre scelte secondo algoritmi che funzionano in base al consenso. Quale sia il volto di una modernità regolata dal 'mi piace' e mossa da basse passioni, senza eroismi, lo ha profetizzato Nieztsche, descrivendo 'l'ultimo uomo'. La cultura degli 'ultimi uomini' è attorno a noi, rischia di intossicarci tutti; è una cultura narcotizzata, in grado di produrre solo desideri meschini e a basso costo, una cultura di morte prima ancora che la morte giunga, incapace poi di affrontarne il mistero". "Una scelta si impone, se vogliamo dare significato a un rito, quello del Carro, che non può e non deve ridursi a un fenomeno di folklore - ha concluso Betori -, ma ha da essere il segno di identità di una città degna della sua storia e per questo aperta al Vangelo che ne ha illuminato tempi colmi di gloria".