Calenzano (Firenze), 26 luglio 2018 - Aveva fatto amicizia con quella bambina, ed era stato facile conquistare la fiducia di una famiglia in difficoltà. Dopo aver cenato insieme ai suoi genitori, lei, dieci anni, e lui, il prete di 70, sono usciti in macchina. Quella passeggiata, l’avevano già fatta altre volte. E anche le altre volte, ha ammesso don Paolo Glaentzer in una confessione choc al pubblico ministero Laura Canovai che lo ha interrogato, era finita a quel modo. Esattamente come ha visto con i propri occhi un giovane di Calenzano, il paese al confine tra Firenze e Prato dove il parroco è stato sottratto alla folla inferocita e messo ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale su minore.

Dall’Arcidiocesi di Firenze, dove don Glaentzer è approdato nel 2003 in prestito dal Lazio, è già arrivata una prima condanna: sospensione immediata. L’altra giustizia, quella non divina, sta facendo il suo corso. Stamani è fissata la convalida dell’arresto. Contro il prete della chiesa di San Rufignano a Sommaia, c’è la testimonianza di chi ha notato la macchina appartata, lunedì dopo le dieci di sera, nel parcheggio del supermercato e insospettito ha aperto la portiera, trovando la bimba praticamente nuda.

"Mio padre ha portato via la bambina. Io sono rimasto con il prete ad aspettare l’arrivo dei carabinieri", dice il giovane. Le urla, poi, hanno richiamato in strada tante persone. "Lui è rimasto fermo, impassibile e si è preso tutta la colpa e tutte le offese, dovute, dai presenti". I carabinieri hanno evitato il linciaggio.

Nell’interrogatorio con il magistrato, il prete ha poi ammesso candidamente che quella non era la prima volta. Che tra lui e quella bimba c’è una «relazione affettiva» e che l’iniziativa non l’aveva presa lui. Ha assicurato anche che non ci sono mai stati rapporti completi, ma questo lo accerterà l’indagine. Così come dovrà essere stabilito se quella minore sia stata l’unica oggetto di queste morbose attenzioni. Madre italiana, padre sudtirolese, don Glaentzer, romano di nascita, sarebbe andato a riposo il prossimo settembre. Un passato da monaco benedettino, prima di approdare a Calenzano era a Sabina Poggio Mirteto, diocesi da cui formalmente dipende e dove negli anni 2000 ci fu un altro scandalo di natura sessuale. Il suo pensionamento arriva di fatto adesso, e nel peggiore dei modi.

"Alla Diocesi di Firenze non erano mai arrivate informazioni o segnali che potessero lasciare intuire condotte deplorevoli né tanto meno comportamenti penalmente rilevanti; altrimenti la diocesi avrebbe immediatamente agito» dice, in una nota, l’arcivescovo Giuseppe Betori, esprimendo vicinanza alla bambina e alla sua famiglia.

"I fatti, così come contestati, già di per sé gravissimi, qualora fossero confermati dalle indagini per le quali ci si affida agli inquirenti, sono resi ancora più intollerabili e sconvolgenti in quanto attribuiti ad un sacerdote e sono causa di profondo dolore per le vittime e ferita aperta per l’intera comunità. Nel deprecare ripugnanti comportamenti, la diocesi ribadisce il dovere della ricerca della verità, la certezza che il Signore non abbandona la sua Chiesa".