Pace e ascolto, l’appello di Betori: "Gesù si fa compagno di viaggio"

La liturgia delle Palme primo atto dei riti che culmineranno domenica con la messa e lo Scoppio del Carro. Attesa per l’annuncio della nomina del successore, che dovrebbe essere ratificata intorno a metà aprile.

Pace e ascolto, l’appello di Betori: "Gesù si fa compagno di viaggio"

Pace e ascolto, l’appello di Betori: "Gesù si fa compagno di viaggio"

Con la liturgia delle Palme si è aperta la Settimana Santa che culminerà domenica prossima con la Pasqua, che nella nostra città si manifesta in maniera pirotecnica con lo Scoppio del Carro, sul sagrato del Duomo, al canto del Gloria. Sarà probabilmente anche l’ultima solennità presieduta dal cardinale arcivescovo Giuseppe Betori, che, raggiunti i 77 anni di età, dopo due di proroga nel ruolo, lascerà la cattedra di San Zanobi, sulla quale siede dal 26 ottobre 2008. Il candidato più probabile alla successione, salvo decisioni diverse all’ultimo momento da parte di Papa Francesco, dovrebbe essere monsignor Giuseppe Baturi, 60 anni compiuti giovedì scorso, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza episcopale italiana. La nomina, che la settimana scorsa pareva imminente, dovrebbe concretizzarsi dal 13 aprile in poi, al termine della Visita ad Limina in Vaticano dei vescovi sardi, presieduti da monsignor Baturi, che saranno ricevuti dal Santo Padre l’8 aprile e resteranno nella Capitale fino al 12. Ancora da capire, invece, chi sarà il nuovo arcivescovo di Cagliari, motivo in più che potrebbe rallentare la procedura di successione alla guida della diocesi fiorentina.

Intanto il cardinale Giuseppe Betori, “fino a quando non si deciderà altrimenti“, come recita la formula ufficiale, resta nel pieno possesso della carica. Ieri ha presieduto la solenne messa delle Palme in una città affollata di fiorentini e turisti, almeno a colpo d’occhio, più del solito. Nell’omelia l’arcivescovo ha osservato che il segno di riconoscimento del Messia è la forza della sua debolezza.

"Il segno messianico dell’ingresso a Gerusalemme è un vero e proprio rovesciamento di prospettiva compiuto dal Signore: viene stravolta l’immagine, auspicata ed osannata dalla folla, temuta dai vertici politici e religiosi della città, di un salvatore capace di liberare attraverso la forza cieca della violenza e la subdola soggezione del potere. Egli non sale su un cavallo per la guerra, ma su un umile asinello di fatica e di pace. - ha detto con un riferimento indiretto agli scenari internazionali in conflitto - Egli si fa compagno di viaggio capace di affiancare ogni esistenza, nessuna esclusa: la più debole, la più ferita, la più contraddittoria, persino quella ostile".

Duccio Moschella

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