Firenze, 11 settembre 2019 - Prevedibile che l’idea di ospitare le Olimpiadi del 2032 sull’asse Firenze-Bologna, coinvolgendo le due regioni, Toscana ed Emilia Romagna, scatenasse un clamore eccezionale e una raffica di domande alle quali è ancora impossibile dare risposte certe. Se i più scettici mettono già una pietra sulla reale possibilità che tutto ciò possa accadere, questo sogno espresso dal sindaco Dario Nardella a voce alta, condiviso dal suo omologo bolognese, Virginio Merola, e dai due governatori Rossi e Bonaccini, ha già portato a qualcosa di molto concreto. Messi da parte campanilismi e odi antistorici, rinverditi non troppo tempo fa anche dalla competitività sul polo aeroportuale, le due città metropolitane, unite dall’alta velocità, con i due centri storici a mezz’ora di distanza, intendono proporsi come il terzo polo italiano, tra Roma e Milano.

 

 

 

 

 

 

«Questa proposta intanto è servita ad accendere l’interesse su un binomio potentissimo come quello tra Firenze e Bologna», spiega Nardella. Perché «se Milano è la capitale finanziaria e Roma quella politica, Firenze e Bologna possono rappresentare il polo italiano delle eccellenze e del made in Italy, visto che esprimono il meglio in campo alimentare, in quello della moda, dei motori, della tecnologia e dell’alta formazione universitaria». Nardella è convinto che «per promuovere un progetto di sviluppo del territorio sia utile e necessario darsi obiettivi ambiziosi», e anche di «sognare, perché no?».

Fatto è che in ballo, con il sogno olimpico sullo sfondo, c’è l’intenzione di sviluppare la potenzialità del polo Firenze-Bologna, «un asse che si può costruire non solo sui grandi eventi ma anche sulla promozione economica, le infrastrutture, le politiche ambientali e dello sviluppo». Le due città, ha spiegato Nardella, «unite possono offrire un contesto di impianti e attrattività molto importante». Anche l’assessore allo Sport e al turismo del capoluogo emiliano, Massimo Lepore non nega che lo sviluppo dell’asse possa essere strategico, pure se Bologna continua anche a guardare a Milano.

Dunque, le Olimpiadi? Nardella ne ha già parlato con il presidente del Coni Malagò «il quale mi ha fatto presente che c’è un percorso che va affrontato – spiega – Con molta calma avremo modo di incontrarci per capire la fattibilità concreta di una ipotesi del genere. Spero che ora Malagò non venga tirato per la giacchetta da nessuno, trovo positivo che una proposta del genere nasca dai territori».

 

Già, territori e infrastrutture. Il nodo più debole ma un punto di forza secondo l’assessore alllo Sport di Palazzo Vecchio, Cosimo Guccione: «Non è più il momento di costruire impianti faraonici che siano cattedrali nel deserto, ma opere a misura della città». A chi gli contesta che le misure di Firenze, che va in tilt quando in tre giorni vengono distillati i 40mila visitatori di Pitti, potrebbero non essere confacenti con le necessità di accoglienza di un’Olimpiade, risponde con la nuova politica di «risposta dei territori, eventi diffusi, sostenibilità economica e anche ambientale» che sono i temi pilastro su cui Milano e Cortina hanno basato il loro successo per le Olimpiadi invernali 2026. Dunque i due poli sportivi di Firenze non si modificano: restano l’area di Campo di Marte e quella di San Bartolo a Cintoia. Niente stadi monstre, palestre giganti o sogni proibiti. A San Bartolo, come da programma dell’amministrazione, oltre al palazzo dello sport PalaWanny, voluto dal patron del Bisonte Wanny Di Filippo, sarà realizzato il grande impianto con tre piscine di cui una olimpionica e la palestra per la ginnastica artistica e ritmica.