ERIKA PONTINI
Cronaca

Nei centri del potere ma senza lo sguardo delle donne

Firenze sta per cambiare vertici: le prossime settimane e mesi vedranno una rivoluzione nelle partecipate e negli enti. Una rivoluzione che, purtroppo, non vede la presenza di molte donne. Uno sguardo diverso, come insegnato da Papa Francesco, potrebbe essere la chiave per un futuro migliore.

Roba di non poco conto, non certo un poltronificio ma l’occasione di mettersi in gioco per quanti hanno a cuore il futuro di Firenze. Anche perché, alla fine, non è detto che i posti ci siano per tutti. Un po’ come accadeva nel gioco che si faceva da piccini: si balla ma quando ci si mette a sedere manca una seggiola (o una poltrona) e qualcuno resta in piedi. Lunga premessa doverosa a parte, le prossime settimane e mesi vedranno cambiare i vertici della città che conta. La Fondazione Cassa, tanto per fare un esempio, è l’ente che ogni anno distribuisce sul territorio milioni di euro: decidere dove e come vanno quelle risorse non è certo tema secondario.

Come non lo sono i vertici di partecipate come Firenze Parcheggi (dai costi in alcuni casi proibitivi all’accessibilità più moderna con i telepass, alla tirata d’orecchie di Nardella) alla Mercafir, che gestisce il mercato centrale, già in odore di una rivoluzione sugli orari. Anche la Camera di Commercio e il Polimoda potrebbero cambiare guida.

Di nomi nelle stanze del potere ne frullano tanti, un po’ come per le Amministrative. Ma, a differenza della campagna in tacchi a spillo per Palazzo Vecchio (dove attualmente la maggioranza delle papabili è donna), la partita di enti e partecipate si caratterizza per una cosa a guardarla bene: la quasi totale assenza di competitor femminili (Antonella Mansi è l’unica).

E non certo perché debba essere una femmina (in quanto tale) al comando. Non è questione di mode dopo una premier donna e una segretaria Pd donna, ma piuttosto perchè proprio dalle donne arriva uno sguardo diverso. La lezione arriva da Papa Francesco, in occasione di ‘Economy of Francesco’. "Fare economia significa prenderci cura della casa comune, e questo non sarà possibile se non avremo occhi allenati a vedere il mondo a partire dalle periferie: lo sguardo degli esclusi, degli ultimi. Finora lo sguardo sulla casa che si è imposto è stato quello degli uomini, dei maschi... . Abbiamo lasciato fuori per secoli – tra gli altri - lo sguardo delle donne: se fossero stati presenti, ci avrebbero fatto vedere meno merci e più relazioni, meno denaro e più redistribuzione, più attenzione a chi ha e a chi non ha, più realtà e meno astrazioni, più corpo e meno chiacchiere".

Magari anche a Firenze serve lo sguardo di una donna. E le donne in gamba che sanno prendersi cura della città-casa, sembrano esserci.