Carabinieri forestali durante un sequestro di funghi
Carabinieri forestali durante un sequestro di funghi

Firenze, 18 ottobre 2019 - Arriva l'autunno e si ripropone la calamità funghi. Che si manifesta sotto molteplici aspetti. Il più grave, la morte da avvelenamento come accaduto a Terni dove una donna di 74 anni ha perso la vita dopo una cena a base di esemplari di amanita falloide raccolti privatamente. Il marito è in gravi condizioni, ricoverato sotto stretta osservazione.

La "calamità" si manifesta inoltre con i reiterati episodi di fungaioli infortunati nel corso delle battute nei boschi. Oppure nella richiesta di soccorso da parte di persone smarrite nei boschi, con ampio spiegamento di forze per trarle in salvo.

E ci sono casi come quello di Ceppeto nei pressi di Sesto Fiorentino, in cui vengono riscontrate violazioni alle regole sulla raccolta. In quel caso, col sequestro e distruzione di 30 kg di porcini e sanzione di mille euro ai danni di un gruppo di cercatori.

Insomma, risvolti negativi, se non tragici, per quello che dovrebbe essere un piacevole passatempo, iniziato nei boschi e che prosegue a tavola.

Con i Carabinieri Forestali di Firenze esaminiamo gli aspetti di questa autentica "calamità stagionale".

Iniziamo dai fatti più gravi. La morte per avvelenamento.

"Chi va per funghi dovrebbe conoscerne le caratteristiche e i pericoli - spiegano dal Comando - L'improvvisazione dovrebbe essere temperata dal ricorso a esperti prima di passare alla consumazione del raccolto - spiegano i Carabinieri forestali di Firenze - la tossicità dei funghi è mortale in alcuni casi, in altri le conseguenze sono avvelenamento non letale. Si tratta di conseguenze prevenibili con la conoscenza o il ricorso a esperti: le varie associazioni micologiche distribuite in ogni territorio, il servizio specializzato che le Asl possono svolgere nei distretti e noi stessi, i Carabinieri forestali, ben lieti di offrire certezze ai raccoglitori, se presenti nelle nostre sedi e non impegnati in pattugliamenti all'esterno".

Ci sono poi gli infortuni.

"Che dipendono da due fattori essenziali. Il primo è la mancata dimestichezza con i territori, il secondo l'equipaggiamento. Non avere familiarità con le zone battute fa sì che si incorra facilmente nelle insidie naturali derivati dal meteo che cambia e anche dal fogliame che rende il fondo umido e sdrucciolevole. da qui, le frequenti cadute. Aggravate se non si è ben equipaggiati con scarponi idonei, abbigliamento adatto. E la prima regola è: mai da soli".

C'è poi il caso dei dispersi da ricercare. Due giorni fa è accaduto in alta Garfagnana.

"La localizzazione dei cercatori smarriti è laboriosa e il ricorso alle app diffuse all'indomani della tragedia del ragazzo deceduto nel Cilento non è ancora così esteso da rendere più agevoli le operazioni".

Le quali avranno un costo sociale.

"Certamente. Non lo abbiamo mai quantificato, ma esiste e non è lieve. Fra personale di più forze e territori impegnato, assieme ai volontari, spesso in ore serali o notturne, si tratta di un impegno elevato di risorse ed energie. Sempre che non sia necessario il ricorso all'elicottero".

Prevenzione?

"Nelle scuole parliamo di educazione ambientale. Non c'è una sorta di 'corso' ad hoc per fungaioli. Molto fanno le associazioni micologiche dei territori. Ma nella maggior parte dei casi dovrebbe bastare il buon senso".

Ci sono poi le violazioni in serie delle norme sulla raccolta.

"Qui, le vittime non sono le persone ma l'ambiente. Anzitutto, occorre aver pagato il bollettino regionale di 13 euro per la ricerca semestrale e di 25 per l'autorizzazione annuale. Ed esistono anche permessi giornalieri. In mancanza dei quali scattano le multe ai cercatori che fermiamo nei boschi. Le violazioni vanno dalla raccolta di esemplari ancora giovani e dal diametro inferiore alle previsioni di legge fino alla raccolta in quantità eccedente i limiti previsti.Poi ci sono la mancanza di contenitori adeguati, areato, non in materiale plastico e il il prelievo in parchi protetti".

La multa è pesante. Ma la sanzione più dura da digerire per il cercatore scorretto è la distruzione del raccolto da eseguirsi sul posto.

"La legga prevede che avvenga in presenza di chi ha commesso l'infrazione. Sotto i suoi occhi, In genere calpestando il raccolto restituendolo al proprio ciclo nel terreno. Vale come deterrente".

Distruggere i funghi è un peccato mortale. Perché non destinarli a finalità sociali?

"Un tempo venivano assegnati alle Asl, Oppure distribuiti a enti di carità per il consumo da parte dei bisognosi, previa certificazione da parte di esperti micologi sulla loro commestibilità. Poi, anche per eliminare ogni leggenda metropolitana secondo la quale chi eleva le sanzioni poi consumerebbe i funghi sequestrati,  è stato deciso di distruggerli subito, sotto gli occhi del trasgressore. Dura lex, sed lex".