Miniero e il Melarancio : "Una strage da ricordare"

Il regista napoletano ha firmato il documentario sulI’incidente del 1983 "Ho ritrovato la Firenze si strinse intorno alle famiglie delle undici vittime".

Un giorno come gli altri, il 26 aprile 1983. A Firenze, sulla A1, vicino a Certosa, stava passando un pullman pieno di ragazzin gita scolastica. Il pullman imbocca la galleria del Melarancio. È agibile una sola corsia. Dalla parte opposta, entra un Tir. Trasporta un tubo di cemento largo quattro metri. Il tubo si infila nel pullman, uccidendo undici ragazzi: gli alunni della media Nicolardi di Napoli.

È l’incidente della galleria del Melarancio: uno dei più tragici della storia autostradale in Italia. Undici famiglie devastate, per sempre. Il telegiornale dà la notizia: le famiglie a Napoli non sanno chi, fra i loro figli, sia vivo e chi sia morto. Si precipitano nella notte a Firenze. Qualcuno ritroverà i suoi bambini, qualcuno no. Su questo evento, inspiegabilmente quasi dimenticato, il regista Luca Miniero ha realizzato un docufilm che sarà proiettato in prima nazionale il 5 novembre (ore 15) al cinema La Compagnia, nell’ambito del Festival dei Popoli. Napoletano, Miniero all’epoca dei fatti era poco più grande di quei ragazzi. Poteva accadere a lui, così come a chiunque, di trovarsi, come il titolo del suo film, "Dalla parte sbagliata".

Luca, lei aveva già dedicato "La scuola più bella del mondo" agli "undici fiori del Melarancio". Una dedica che sembrò misteriosa...

"Volevo rendere omaggio a quei ragazzi, che avevano perso la vita sull’autostrada vicino a Firenze. E proprio grazie a quella dedica ho potuto realizzare il documentario: una persona, Daniela, che aveva perso il fratello nell’incidente, mi ha cercato per ringraziarmi. Piano piano, sono riuscito a ritrovare i sopravvissuti a quella tragedia, a contattarli. A invitarli per una cena, nella quale non c’era nessun copione da rispettare, in cui sarebbero stati liberi di dirsi quello che volevano".

Ne ha tratto un film intimo, sulla vita che continua...

"Ho cercato di rimanere in ascolto: non ho voluto incontrarli prima, ho preferito che tutto si svolgesse, liberamente, davanti ai miei occhi. Poi, certo, ho fatto molte ricerche. Ci sono filmati dell’epoca, ci sono giornalisti che intervistarono quei ragazzi, poco più che bambini. Ci sono le immagini dei funerali allo stadio di Napoli, con trentamila persone in lacrime. E fra loro c’ero anche io".

C’entra anche molto Firenze. Il teatro, per caso, di questa tragedia...

"Sì, Firenze si è stretta attorno alle famiglie di questi ragazzi: genitori che si sono precipitati su, e che sono stati ospitati da famiglie, a Scandicci. Sono riuscito a intervistare i volontari delle ambulanze che arrivarono sul luogo, e il primo giornalista che scrisse dell’incidente".

Come riassumerebbe il senso che ha per lei, oggi, raccontare questa storia?

"Ci dice quanto siamo fortunati a stare al mondo, quanto la nostra vita sia sempre appesa a un filo, quanto sia importante curare la sicurezza nelle strade".

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