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9 mag 2022

Permuta terreni della parrocchia, duro confronto in consiglio comunale

Il consigliere del gruppo Centro  Emanuele Cocollini ha attaccato l'assessore  al patrimonio immobiliare Alessandro  Martini

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L'assessore al patrimonio Alessandro Martini

Firenze, 9 maggio 2022 -  Duro confronto, in Consiglio comunale a Firenze, in occasione della delibera che prevede la permuta di terreni tra il Comune e la Parrocchia di Sant'Antonino a Bellariva. Come ricorda Palazzo Vecchio, negli anni '70, per errore, un locale parrocchiale fu realizzato su un terreno di proprietà comunale. Con la permuta il Comune cede alla parrocchia l'area in questione (circa 65 metri quadrati del valore stimato di 9.396 euro) in cambio di un altro appezzamento di terreno vicino (del valore di 8.961 euro).

A carico della parrocchia un pagamento di conguaglio di 435 euro a favore del Comune e l'assunzione di tutte le spese di rogito. «Io non ho capito se l'assessore Martini politicamente ci è o ci fa - ha attaccato il consigliere del gruppo Centro, Emanuele Cocollini -. Io voglio sapere a quale cittadino di  Firenze viene consentito di edificare abusivamente in un terreno di proprietà comunale e poi acquisire con una permuta quello stesso terreno in modo tale che possa condonare il fabbricato. E voglio sapere dove è l'interesse pubblico. Qui c'è un immobile parzialmente abusivo, costruito su un terreno di proprietà del Comune. Martini dovrebbe lavorare nell'interesse del Comune di Firenze. Ci sono invece cittadini di serie A e di serie B, a cui non è consentito nemmeno aprire una finestra nel loro immobile».

«Non ci sono criteri di corsia preferenziale per nessuno - ha replicato l'assessore al patrimonio immobiliare Alessandro  Martini -. Mi dispiace perché ho sentito discorsi che mi hanno ferito personalmente: si arriva a dire che la delibera è seguita da 
Martini, sottolineando che è anche ex presidente della Caritas. Io su questo non ci sto. Non è falso dirlo, ma qui alla città si fa credere che io, assessore al patrimonio, voglia favorire qualcuno: non è vero, io rispondo alla mia coscienza. Io mi posso dimettere anche domani: non sto al gioco di dire che ho portato questa delibera perché sono amico di qualcuno».

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