
La storia di Maria Cristina Dalla Villa, fondatrice di Enic, leader nell'organizzazione di eventi e congressi internazionali.
Una vita trascorsa a organizzare eventi, dai primi congressi ai meeting, dalle cene di gala ai matrimoni internazionali; da un ufficio grande quanto un ripostiglio alla creazione di un’azienda leader del settore. È la storia della fiorentina Maria Cristina Dalla Villa, un’intraprendente ragazza classe 1941 che nel 1964 fondò Enic, l’agenzia di organizzazione eventi di cui oggi è responsabile della formazione e gestione del personale, referente della comunicazione aziendale e rappresentante nelle associazioni di settore per la quale è sempre stata un punto di riferimento.
Logistica, prenotazioni, consulenze, programmi: tutti argomenti che per lei non hanno segreti…
"Oggi no, ma all’epoca…"
Ci racconta?
"Provengo dal mondo degli interpreti: dopo la maturità classica, mi sono diplomata Interprete di conferenza in inglese e russo alla scuola interpreti di Firenze. All’inizio, infatti, l’azienda offriva servizi in questo campo, poi nel tempo ci siamo evoluti in Pco (Professional Congress Organizer) e organizzatore di eventi a 360 gradi. Quando tutto è iniziato conoscevo le lingue, facevo l’interprete ai convegni che si svolgevano in città, ma non pensavo certo a come organizzare la festa perfetta".
E che cosa è successo?
"Frequentavo la scuola per interpreti di via Ghibellina. Studiavo, oltre all’inglese, il russo. E grazie a ciò fui selezionata per andare a Mosca, la capitale di quella che era l’Unione Sovietica. Era il 1962 e mi dovevo occupare del lavoro preparatorio della mostra dell’industria italiana, la prima mostra in Russia, quella dove Nikita Krusciov si infuriò per le opere dell’avanguardia tricolore esposte, definendole ‘arte capitalista degenerata’. Rimasi a Mosca per due mesi, fu una bella esperienza che ricordo sempre volentieri. In primis perché lì festeggia la mia maggiore età, i 21 anni. E poi perché lì ho imparato che l’interprete non doveva soltanto tradurre ma organizzare anche il soggiorno, i ristoranti, i trasporti… Una volta tornata in Italia ho fatto tesoro delle competenze acquisite e piano piano ho iniziato quest’avventura".
Dalla Russia con amore…
"Sì. Alla scuola per interpreti ho conosciuto Maria Olsufieva, insegnava la lingua russa e traduceva molte opere di autori russi del periodo. Era una donna in gamba, un profuga della rivoluzione russa, il padre nel 1917 fuggì dal fronte".
Rientrata a Firenze dopo l’esperienza russa che fece?
"Continuai a fare l’interprete nell’ambito delle attività della scuola per interpreti. E incontrai Giorgio La Pira. A quel tempo organizzava tutti i suoi convegni visionari mettendo allo stesso tavolo amici, nemici, gente dell’Est e dell’Ovest. Io organizzavo i servizi collaterali a questi eventi".
Aveva già un ufficio tutto suo?
"Macché! Con alcune compagne della scuola interpreti, siccome volevamo lavorare sul serio – a quei tempi avevamo il mito della scuola per interpreti di Ginevra - ci facemmo dare una stanza dalla direzione. E così conquistammo una scrivania in un piccolo spazio all’ingresso della struttura. Nel 1966 l’alluvione si portò via tutto il nostro ufficio e così ci trasferimmo al primo piano dell’immobile di via Ghibellina 81, in una stanza vicina alla segreteria della scuola".
Nel 1964 la svolta definitiva, con l’organizzazione di un congresso internazionale della gioventù, che fece emergere il nucleo vitale della nuova impresa. Giusto?
"Per un po’ continuai a lavorare per la Scuola come interprete di simultanea e fornendo anche servizi in ambito organizzativo e poi ho dato vita alla società di servizi congressuali, primo nucleo dell’attuale Enic".
Gli eventi sono un universo con più uomini o donne?
"Da sempre è un lavoro con una prevalenza femminile, anzi all’inizio si diceva che non era una professione da uomini. Io personalmente ho fatto fatica a immergermi nei dettagli organizzativi, ma intanto lasciavo tutti sbalorditi con la traduzione simultanea".
Tra meeting e party privati, le è mai capitato che le chiedessero prestazioni extra?
"Se intende avances o episodi-situazioni spiacevoli no, mai".
E richieste di inserire delle accompagnatrici (o accompagnatori) nel pacchetto organizzativo?
"Beh quello è successo, soprattutto negli anni ‘80 quando la parola hostess ancora non era conosciuta per il suo effettivo significato".
L’evento più stravagante che ha organizzato?
"Ci devo pensare… Ora vanno molto di moda eventi ‘stellari’ come direbbe Valeria Marini: top level per il catering, location da sogno, claim e tema dell’evento... Le stravaganze sono all’ordine del giorno. Tutti chiedono qualcosa di più: più esclusivo, più scintillante, più divertente".
Come riuscite a soddisfare queste richieste?
"Certi segreti non si raccontano (ride, ndr). Posso dire che la location è sicuramente un elemento molto importante e noi spesso siamo in grado di organizzare eventi in situazioni museali o luoghi veramente impensabili e irraggiungibili ai più".
Ci faccia sognare: con chi dei personaggi del jet set internazionale ha lavorato? Cosa ha organizzato?
"La riservatezza del cliente è la prima regola. Con le star americane abbiamo dovuto firmare contratti di riservatezza decennali. Posso dire che da anni lavoriamo con la Fondazione Bocelli, a Firenze abbiamo organizzato un grandissimo matrimonio indiano con tre giornate di festa nel 2015, l’anno prima, invece, le nozze di Kim Kardashian e Kanye West, che però sono finite male!".
Cosa bolle in pentola per il 2025?
"Tante cose belle. Una per tutte la ‘celebrity adventures’: l’anno scorso le celebrità americane, circa 100 persone, hanno fatto un’esclusiva crociera in Costiera Amalfitana a bordo di un panfilo. Stavolta la meta sarà la Costa Azzurra con sbarco finale in una location top secret della costa toscana".
Come trascorrerà il Natale? Il lavoro interferisce con le feste in famiglia?
"In famiglia, per fortuna. Il Natale vero e proprio è l’unica data della bassa stagione degli eventi mentre per il mio compleanno, in maggio, non posso certo dire lo stesso".