Accusato di essere un maniaco sessuale. Scagionato dal gps dell’auto

L’odissea di un 44enne, processato per atti osceni davanti a due ragazzine. Ma la scatola nera dell’assicurazione ha dimostrato che la Bmw era a casa

Una storia che ha dell'incredibile (foto Ansa)

Una storia che ha dell'incredibile (foto Ansa)

Firenze, 31 marzo 2024 – Era stato additato come il maniaco sessuale che all’uscita di una scuola media si era abbassato i pantaloni davanti a due ragazzine. Ma le indagini nei suoi confronti si erano attivate in seguito a un grande equivoco di fondo: e cioè che il soggetto che avrebbe molestato due studentesse di dodici anni era poi salito su un’auto come la sua. Ma non era appunto la sua Bmw e quindi neanche lui: lo ha dimostrato con le sue indagini difensive l’avvocato Francesca Pecchioli. Fondamentale - e provvidenziale - è stato l’antifurto satellitare montato dall’assicurazione sulla Bmw station wagon dell’imputato, che ha dimostrato che quel giorno era da tutt’altra parte.

Ma nonostante l’equivoco, l’uomo, fiorentino, oggi 44enne, ha dovuto affrontare un procedimento lungo quasi cinque anni, da imputato di atti osceni in luogo pubblico. Conclusosi con l’assoluzione con formula piena, ovvero per non aver commesso il fatto, pronunciata dal giudice Virginia Mazzeo. Ma com’è stato possibile tutto questo? L’episodio contestato è avvenuto il 30 settembre del 2019, nella zona di via Baccio da Montelupo. Quel giorno una mamma va a prendere la propria figlia a scuola. La ragazzina, e una sua amica, arrivano alla macchina spaventate: un uomo le ha avvicinate e davanti a loro si è abbassato i pantaloni, mostrando i genitali. La mamma nota una station wagon che si allontana. Non riesce a prendere la targa, ma tre giorni dopo, sempre andando a prendere la figlia a scuola, vede passare una station wagon ed è sicura che sia quella con cui il maniaco sessuale era scappato. Si annota la targa, la trasmette alle forze dell’ordine assieme a una denuncia per quanto accaduto alla figlia e alla sua compagna di scuola.

Dalla targa, la procura risale al proprietario dell’auto. Che viene indagato, rinviato a giudizio, e processato. “Solamente grazie alle indagini difensive svolte e consegnate al dibattimento è emerso che la macchina del mio assistito il giorno dei fatti, non solo non si trovava nei pressi di dove si sarebbe verificato l’accaduto, ma addirittura non si era mai mossa da casa - commenta l’avvocato Pecchioli -. Tutto ciò grazie alla scatola nera con dispositivo satellitare installato sulla macchina da parte della compagnia assicuratrice. Sono felice e c’è soddisfazione perché è stata accertata l’estraneità dai fatti del mio assistito e da un’accusa così infamante con cui il mio cliente - conclude - ha dovuto convivere per anni".

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