Il dottor Giulio Ravoni dell’Att mentre visita un malato oncologico a domicilio
Il dottor Giulio Ravoni dell’Att mentre visita un malato oncologico a domicilio

Firenze, 22 novembre 2020 - «Quanto mi rimane da vivere dottore?". La domanda risuona nel silenzio del soggiorno. "Un mese, forse". Un sospiro e poi la risposta. "Spero di andarmene presto. Sono stanco". Scene strazianti di un’emergenza oscurata dalla pandemia. Sono soli in mezzo alla tempesta e devono affrontare una doppia battaglia: il cancro e il virus. I malati oncologici pagano il prezzo più alto dell’epidemia che ha messo in ginocchio il sistema sanitario. Screening rimandati, ritardi nei trattamenti, assistenza psicologica limitata. Il Covid ha acuito le difficoltà delle persone più fragili, rendendo il contributo delle associazioni del terzo settore ancora più importante. In prima linea in questa sfida c’è l’Associazione Toscana Tumori (Att) che da più 20 anni offre assistenza alle persone affette da tumori a Firenze e fuori provincia.

«Di solito le richieste dei pazienti crescono del 5-6%, nel 2020, a causa del virus, sono aumentate del 20% - analizza Giulio Ravoni, coordinatore medico dell’Att -, un boom dettato dalla necessità di assistenza domiciliare. Chiaramente c’è paura degli ospedali, ma anche dal ritardo di follow-up e diagnosi che hanno indirettamente favorito l’emergere di nuovi casi". L’incontro con il dottor Ravoni per seguire la sua giornata avviene nella sede della onlus, vicino alla stazione di Campo di Marte. "Stamani ho tre visite per aggiornare i malati della loro situazione", mi spiega. Prepara la borsa, si infila in macchina e di lì a poco ci troviamo sotto casa di un paziente. Si chiama Lapo e ha un tumore al pancreas. Le notizie del dottore non sono buone: la chemioterapia non funziona più e deve essere interrotta. Purtroppo rimane solo da aspettare. Lapo accanto a sé ha una moglie e dei figli. Molti altri sono soli.

Attualmente l’Att segue 90 malati di tumore fornendo assistenza sanitaria ma soprattutto psicologica. "Il nostro motto è ‘mai soli’: la solitudine e la malattia sono due facce della stessa medaglia – spiega il presidente dell’Att Giuseppe Spinelli –, lottiamo per superare il senso di abbandono del malato attraverso il calore umano che è una parte della cura". Una missione portata avanti dagli psicologi e dai volontari che accompagnano e supportano i malati nell’ultimo periodo di vita. "Ho iniziato nel 2008 quando sono andato in pensione – racconta Fabrizio Palloni, volontario da più di 10 anni - sentivo la necessità di fare qualcosa per qualcuno meno fortunato di me". Prima lavoro d’ufficio, poi assistenza domiciliare per dare conforto ai pazienti. "Ho avuto un’esperienza lunghissima, di 5 anni, con una persona che mi è rimasta nel cuore. Si chiamava Franco ed era solo: la famiglia si era disgregata e il figlio si era allonanato da lui. Ci incontravamo settimanalmente, per un caffè o una passeggiata, e ogni volta tornavo a casa col sorriso perché riuscivo a renderlo felice. A un certo punto le sue condizioni sono precipitate, è andato in coma e poco dopo è morto. Mi ha scosso molto".

Dopo mesi di telefonate, visite e passeggiate si era creato un legame profondo. "Da quel giorno ho preso una pausa di riflessione – confessa Fabrizio – mi hanno chiesto di seguire un altro paziente ma non me la sento". Storie di sofferenza e solidarietà, oggi minacciate dal virus. Se da un lato, infatti, il Covid-19 ha aumentato le richiesta di assistenza domiciliare all’Att, dall’altro ha azzerato le entrate della associazione che si finanzia solo attraverso le donazioni dei cittadini.