Firenze, 19 marzo 2019 -  Una famiglia tranquilla, borghese, che ha trasmesso ai figli il rispetto per gli altri. Valori che Lorenzo Orsetti, 33 anni ha respirato, metabolizzato in modo così forte e netto da sposare un’idea. E abbracciare una causa. Via Oriani, zona piazza Giorgini: casa Orsetti «anche se Lorenzo non stava più qui da tempo» dice la madre. Primo pomeriggio, la notizia si è propagata da un paio d’ore, i vicini condensano il loro cordoglio nel rispetto sacro di questa famiglia così traumatizzata.

Uno zio di Lorenzo – «niente nomi, non importa» – s’è preso il compito di ‘presidiare’ il portone d’ingresso di casa Orsetti, quasi a proteggere i genitori di Lorenzo. E’ lo zio che ha cercato di avvisare Alessandro e Annalisa prima del Tg3 delle 14 «ma non ho fatto in tempo». E’ lui ad aver dato il suo numero di cellulare alla Farnesina, Ministero degli Affari Esteri per la trasmissione, presumibilmente ardua, di qualche notizia. «Il ritorno della salma non sarà facile...». Spiega: «Lorenzo era lì per senso di giustizia sociale. Questione di sensibilità. Certo non era a giocare. Ma non vi dovete meravigliare: è un po’ come quando tanti italiani andarono in Spagna a combattere Franco, i franchisti».

Ma prima chi era, Lorenzo? «Un bravo cuoco bravo. E un enologo. Ma non c’è un prima e un dopo, lui ha sempre avuto questa attenzione. Ha seguito le vicissitudini di un popolo martoriato, un popolo di cui pochi si interessano: non ha il petrolio... Bisognerà vedere Stati Uniti, Russia e Turchia quale politica decideranno di perseguire. Possiamo dire che Lorenzo è stato consapevole. Ha dato un taglio netto alla sua vita e nessuno può contrastare scelte del genere».

Dignitosa la mamma Annalisa: parla con rispetto permeato di fierezza composta della scelta del figlio che pure lo ha portato in guerra (Le foto di Lorenzo dal fronte). A morire in guerra ‘che non è solo questione di altri’, Lorenzo pensava così. «E’ partito un anno e mezzo fa, il 22 settembre. Volontario: non l’ha fatto per soldi. Voleva combattere tutti i fascismi del mondo. L’ho sentito l’ultima volta due giorni fa. Gli ho detto torna, l’Isis è sgominata. ‘No – mi ha risposto – non sarà sconfitta finché continuerà a ricevere finanziamenti. E io sempre sveglia fino alle 5 per seguire notiziari sulla Siria. Ora devo riprendere mio figlio, voglio che sia seppellito a Firenze».

Alessandro il babbo racconta: «Lorenzo non sopportava di stare, così diceva lui, ‘nel menefreghismo’. Era partito come altri che vogliono testimoniare ai curdi che c’è un mondo che pensa a loro e che è pronto a far conoscere all’Italia chi sono i curdi e per che cosa combattono. Pian pianino si è fatto coinvolgere sempre più. ’Sono preparati, non vi preoccupate, sto attento’ mi rispondeva. E’ morto insieme a tutti quelli del suo gruppo durante un contrattacco dell’Isis.

giovanni spano