La villa in ricordo di Joe: "Giusto intitolarla a lui. Era il luogo che amava, una casa per gli amici"

L’architetto Marco Casamonti è il papà del Viola Park: anni di lavoro a stretto contatto con Barone: "Abbiamo litigato cento volte, alla fine gli abbracci erano duecento. E quel forno per la pizza...".

Doveva essere un moderno centro sportivo, il più grande e il più bello. Ma oltre che efficiente, doveva risultare accogliente, per l’intera famiglia della Fiorentina e per i suoi ospiti. E quindi non poteva mancare un forno per la pizza. L’antica villa leopoldina del Viola Park quel forno ce l’ha.

E anche se Joe Barone non ha fatto in tempo a preparare pranzi e cene per la squadra, resterà uno dei tanti ricordi e delle testimonianze della passione che il direttore generale ha messo nel realizzare quel luogo per la sua Fiorentina. Anche per questo porterà il suo nome. Lo sa bene Marco Casamonti, l’architetto che il Viola Park l’ha pensato e poi costruito.

Architetto Casamonti, com’è stata l’avventura del Viola Park insieme a Joe Barone?

"La volontà di fare il centro era del presidente Commisso, la capacità e la forza e renderlo concreto sono state di Joe. Io mi sono messo a disposizione per disegnarlo. Devo dire che nella parte realizzativa c’è stato un lavoro in sintonia con Joe. Praticamente mi chiamava tutte le mattine: tra le 7.30 e le 7.45 arrivava la sua telefonata".

E cosa chiedeva, come procedevano i lavori?

"No, quello lo sapeva benissimo perché era sempre sul cantiere. Semmai chiedeva di modificare qualcosa, perché per lui il Viola Park era come un abito su misura. Aveva i suoi desideri e poi li trasferiva a noi. Ci chiamava non solo per la villa ma per tutto il centro sportivo. Era gli occhi della committenza. Cercava di interpretare i desideri della Fiorentina e quindi di Rocco. La soddisfazione è che quello che è stato realizzato deve molto al suo contributo. Il rammarico è che se lo sia potuto godere poco. Se lo godranno la Fiorentina negli anni a venire e i tifosi. Questo è uno dei suoi grandi lasciti. Aveva due desideri, lo stadio e il centro sportivo: uno dei due almeno lo ha realizzato".

Ci parli del forno per la pizza.

"Joe lo ha voluto perché si dilettava a cucinare. E diceva “quando sarà pronto potrò sfornare le pizze per i ragazzi“. Voleva uno spazio conviviale dove incontrare le persone. E infatti i luoghi a cui teneva di più erano la villa e i due bar, il maglia viola e dei gigli. Per questo credo che la decisione della società di intitolare la villa a lui sia bellissima, in modo che resti indelebile il desiderio di chi ha voluto questa funzione conviviale. Addirittura a lavori ultimati ha chiesto che nell’interrato ci fosse una cucina. Era il suo modo di pensare: a volte si metteva persino dietro al bar a preparare caffè o aperitivi".

Si arrabbiava mai?

"Joe si arrabbiava tutti i giorni. Il bello del mio rapporto con lui era che ci siamo arrabbiati cento volte e abbracciati duecento. c’era un grande rapporto dialettico, che ha permesso di costruire un sentimento di affetto e stima".

Una delle tante arrabbiature?

"Mi ricordo una domenica 14 agosto, alle 6 del pomeriggio viene a fare un sopralluogo al cantiere con Commisso e si lamenta perché non ci sono gli operai a lavorare. Questo la dice lunga sull’energia e sulla forza di portare avanti il Viola Park".

Un altro aneddoto?

"Avrebbe fatto campi di calcio ovunque, sull’intera area. Io gli dicevo dai Joe, lasciamo un po’ di parco..."

Come sarà la targa a lui dedicata?

"Al Viola Park abbiamo posato il primo albero e non la prima pietra. E quindi potrebbe essere una pianta. Ma io penso che la maniera migliore potrebbe essere scrivere il suo nome sul muro. preparerò due o tre opzioni e poi sarà la Fiorentina a scegliere".

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