OLGA MUGNAINI
Cronaca

"La Pergola intitolata ad Albertazzi". Presentata la richiesta al Ministero

E intanto domani sera va in scena "Un perdente di successo" tratto dall’autobiografia del maestro

"La Pergola intitolata ad Albertazzi". Presentata la richiesta al Ministero

"La Pergola intitolata ad Albertazzi". Presentata la richiesta al Ministero

L’infanzia, l’adolescenza, la famiglia, gli studi, la guerra, gli amori, i personaggi. Il 20 agosto 1923 nasceva a Fiesole Giorgio Albertazzi, maestro indiscusso del teatro italiano, un attore, contraddistinto dalla libertà intellettuale, dall’intensità delle sue passioni e dal suo talento. Un artista, scomparso nel 2016, che ha vissuto recitando e ha recitato la vita, negando al tempo stesso, con un ironico sorriso, entrambe le cose. Come lui stesso diceva, ha saputo ottenere tutto, ma non ha saputo (e voluto) conservare nulla: un perdente per distrazione, ma di grandissimo successo. E’ questo il titolo dello spettacolo, "Un perdente di successo", tratto dalla sua autobiografia, che andrà in scena domani(ore 19,30) al Teatro della Pergola, con tre delle migliori attrici che con Albertazzi sono cresciute e hanno condiviso il vissuto il palcoscenico: Mariangela D’Abbraccio, Laura Marinoni, Elisabetta Pozzi. Insieme a loro, Musica da Ripostiglio (Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli ed Emanuele Pellegrini) e Gianluca Casadei. Progetto ideato e curato personalmente da Pia Tolomei, vedova di Giorgio Albertazzi.

Mariangela, lei ha curato anche l’adattamento teatrale. Partiamo dal titolo.

"E’ come si sentiva lui ed è il titolo della sua autobiografia scritta a metà degli anni Ottanta. Lo spettacolo nasce dalla vedova Pia Tolomei che desiderava fare qualcosa per ricordare i cento anni dalla nascita. Da qui l’idea di rimetterlo in scena, per farlo riparlare con le sue parole, la sua autobiografia".

Per lui tre grandi attrici: lei, Laura Marinoni, Elisabetta Pozzi.

"Ci siamo ‘divise’ Albertazzi e ognuna di noi affronta in scena un pezzo della sua vita. C’è anche molta musica che Giorgio amava e infatti c’è il gruppo Musica da Ripostiglio. Si parla di lui, dall’infanzia ai successi e allo stesso tempo c’è mezza storia d’Italia, i personaggi che ha incontrato, i protagonisti della cultura, i suoi amori a cominciare da Anna Proclemer, ma anche dei suoi fallimenti, delusioni, dispiaceri. E poi ci sono le poesia, una raccolta importante pubblicata un po’ di anni fa, che sono meravigliose".

Albertazzi diceva: ho saputo ottenere tutto, ma non ho saputo conservare nulla. Che significa?

"Era un dissipatore, non c’era mai quando ci doveva essere. Non viveva mai il presente, divorava il futuro. E su questo aveva molti rimpianti. Si lamentava di non esserci stato alla morte delle persone care. ‘E forse non ci sarò neanche alla mia’, diceva".

Fra i mille personaggi, resta l’immagine di lui nei panni di Adriano della Yourcenar.

"Sì, alla fine non recitava neanche più, ’era’ Adriano. Era l’attore più moderno che abbia mai visto nei palcoscenici d’Italia e d’Europa, senza tempo. Sempre in movimento, alla ricerca, sempre avanti. Questa era la sua grandezza".

Come tutti i grandi, amato e discusso, in un eterno rapporto amore con Firenze. Alla fine aveva fatto pace con la sua città?

"La verità, come diceva Dario Fo di cui era amico, era un anarchico, non era in nessun posto. Era un uomo libero, metteva in discussione tutto compreso se stesso, figuriamoci la politica. Io credo che a questo punto Firenze dovrebbe dare a Giorgio il nome del teatro della Pergola, certamente aggiungendolo a La Pergola. E’ una richiesta che abbiamo fatto al ministro della cultura e al Comune, a cui è già arrivata la nostra richiesta che speriamo venga accolta".

I cento anni dalla nascita potrebbero essere l’occasione...

"Questa è la nostra missione: intestare la Pergola ad Alberto. Firenze dovrebbe essere orgogliosa e felice di aggiungere il suo nome a un suo teatro".

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