La cybersicurezza delle Pmi: "Sviluppare prevenzione e difesa"

Le imprese toscane ancora impreparate. Road show promosso da Confindustria e Generali: prima tappa Firenze

Poco informate, e con una capacità di difesa assolutamente da migliorare. E’ il quadro a tinte fosche che il politecnico di Milano ha dipinto nel rappresentare il rapporto tra le imprese toscane e le azioni da mettere in atto per la cybersicurezza. Se ne è parlato ieri all’Innovation center di Firenze durante l’incontro organizzato per diffondere e promuovere la cultura della gestione dei cyber risk tra le aziende di piccole e medie dimensioni. Durante l’incontro è stato presentato il rapporto Cyber index PMI Toscana, realizzato da Generali e Confindustria, con il supporto scientifico del Politecnico di Milano e la partecipazione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. I dati non sono incoraggianti, ma c’è speranza.

"Il nostro obiettivo – ha detto il Ceo di Nana Bianca e vice presidente di Confindustria, Alessandro Sordi – è fare della Toscana, un luogo dove nascono progetti di protezione e prevenzione sul tema. Insieme all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, a fine febbraio presenteremo un programma di accelerazione per le startup che lavoreranno a sistemi innovativi di difesa dagli hacker. Nana Bianca selezionerà i giovani e le le idee, l’Acn contribuirà allo sviluppo del progetto. Contiamo di avere a Firenze nei prossimi tre anni almeno 10 aziende nel settore. A oggi le startup già attive sono quattro". Quanto servono iniziative come quelle di oggi? "Moltissimo. Più che altro – risponde Sordi – per impostare le imprese sul concetto di prevenzione, non di difesa dopo l’attacco informatico, che determina spesso perdite di dati e altri archivi con un danno irreparabile per le aziende. I dati ci dimostrano che serve un passo importante nel comprendere la crescente sfida della cybersecurity per le piccole e medie imprese nella nostra regione. La digitalizzazione ha aperto nuove opportunità, ma ha anche esposto le imprese a una maggiore vulnerabilità. È fondamentale, quindi, riconoscere l’importanza di adottare pratiche avanzate di prevenzione e sicurezza informatica per proteggere non solo i dati aziendali ma anche la fiducia dei clienti e la reputazione del brand".

Le aziende toscane non hanno un buon rapporto con la cybersicurezza, anche se sul territorio nazionale esistono diverse startup emergenti in questo settore. Nuove realtà che spesso offrono soluzioni agili e all’avanguardia, adatte a soddisfare le esigenze specifiche delle Pmi. All’incontro di ieri i numeri presentati dalla direttrice dell’osservatorio Digital identity del Politecnico di Milano, Giorgia Dragoni, mostrano uno spaccato piuttosto critico. Delle aziende che hanno partecipato al monitoraggio, molte lavorano per multinazionali, almeno il 10% ha subito attacchi e violazioni negli ultimi 4 anni. Solo il 2% tuttavia ha un approccio strategico alla materia: è consapevole dei rischi ed è in grado di mettere in campo le corrette difese, mentre il 55% è poco informato sui rischi che corre e fa poco o nulla per dotarsi degli strumenti necessari a fronteggiare la minaccia. La Toscana su questo aspetto è molto sotto la media nazionale. Su questo aspetto c’è ancora molto da lavorare.

Fabrizio Morviducci

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