Barone, l’ultimo comandante. Storia di un manager venuto dall’America che voleva farsi fiorentino

Per cinque anni è stato gli occhi e la voce di Rocco Commisso. Un’integrazione lenta ma verace I rapporti difficili con la politica, la scoperta della realtà italiana (con invidie e trappole)

Firenze, 19 marzo 2024 – E pensare che i suoi primi passi a Firenze, era il 26 maggio 2019, furono felpati. Vide per la prima volta in tribuna d’onore da futuro dirigente una partita della Fiorentina contro il Genoa. Situazione drammatica, serviva un pareggio per restare in A.

Finì 0-0, come molti avevano previsto. Joe fu sistemato dai Della Valle nella parte laterale della tribuna vip, in posizione assai defilata, d’altronde le trattative per la cessione della società erano in corso.

Joe Barone
Joe Barone

Portava una sciarpa viola pallido al collo e col cellulare filmava di continuo la Fiesole. Allora come oggi, riportava tutto a Rocco Commisso, di cui è stato la voce e gli occhi in questi cinque anni.

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Il giorno prima, in quel maggio, si era persino affacciato al centro sportivo Astori, ma alla vista del fotografo e di un cronista della "Nazione" si era defilato. Joe, Giuseppe Barone se n’è andato nel giorno del suo onomastico: è stato il fante d’assalto di Rocco a Firenze.

Sempre in prima linea, spesso e volentieri a muso duro: non si è risparmiato mai, di questo gli va dato atto, per la Fiorentina. Agli inizi, nel suo primo calciomercato da direttore generale viola, era comprensibilmente smarrito e si appoggiava molto a Pradè, il suo ds.

Ne è nata un’amicizia fraterna che ha superato anche le tempeste più forti, spesso dovute al malumore dei tifosi per un acquisto mancato o una cessione eccellente. Uomo d’azienda sempre con l’elmetto, Joe è diventato – col passare degli anni – l’unico perno di una società che voleva farsi moderna. Passava tutto da lui, spirito decisionista e accentratore, perché Rocco non voleva grane dall’altra parte dell’oceano. Si erano conosciuti nel mondo degli affari, banche in particolare, si erano annusati a lungo e piaciuti.

Famiglia viola, Commisso e Barone hanno ripetuto questa frase come un mantra. In realtà non erano tutte rose e fiori, e sarebbe ipocrita nel momento della sua morte, omettere i passaggi sbagliati di una persona sanguigna e passionale.

Siciliano di Pozzallo, attaccato morbosamente alla forma e alle tradizioni, era poi il primo a infrangerle quanto gli partivano i cinque minuti. Rapporti tesi con la politica, ma di questo parliamo in altra parte del giornale, convivenza difficile con i presidenti delle altre società, a volte sfociata in comportamenti poco ortodossi, Barone è stato spesso vissuto con occhiate di sfida dai suoi colleghi.

Lui - va detto per onestà – ha sempre ribadito di aver agito nell’interesse della Fiorentina, ma a volte la buona intenzione è fallita clamorosamente. Joe e la stampa, altro fronte di polemica sempre aperto: anche qui ci sono state due fasi.

La prima, estremamente suadente ed ecumenica, poi via via è stata fatta una personale selezione, restringendo di molto la cerchia. A volte aveva ragione, altre no: è banale dirlo ma il personaggio è stato divisivo e non appaia una critica, tantomeno in questo momento. Abbiamo scelto il ricordo di un suo ex giocatore, Marco Benassi, che rende l’idea: "Ciao Joe, sappiamo benissimo che con altri ragazzi avevi rapporti molto migliori rispetto al nostro... spesso ci siamo scontrati, a volte evitati, altre volte, come a gennaio di un anno fa, ci siamo urlati nel tuo ufficio. Ma c’è una cosa che per me vale più di ogni altra: negli ultimi mesi ogni volta che venivo a prendere i miei figli a fine allenamento ti vedevo scherzare con loro, fare due passaggi insieme e renderli felici. Mi ha fatto capire tante cose. Arrivavi al Viola Park alle 8 di mattina per occuparti dei grandi, andavi via alle nove di sera quando se ne andavano i più piccoli. Curavi ogni singola cosa da buon padre di famiglia, come era per te la Fiorentina. Riposa in pace".

Oggi Barone avrà la veglia funebre nel giorno del suo compleanno: vita e morte che si toccano. Buon viaggio, Giuseppe.

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