Stefano Massini
Stefano Massini

Firenze, 25 marzo 2020 - "Ho una visione laica in questa epidemia. Sento parlare solo di conseguenze economiche e mai nessuno che abbia detto: siamo dentro a una catastrofe emotiva e psicologica". Stefano Massini scrittore e drammaturgo è stato definito dal Time, "top dell’anno". Il suo spettacolo Lehman Trilogy è in programmazione a Broadway per 16 settimane, al momento sospeso causa Coronavirus. A La Comedie Francaise di Parigi sarà in scena con "Minuti". Ogni settimana lo vediamo in tv a Piazza Pulita con un intervento di otto minuti diventato un vero cult.
Massini, rispetto al suo successo è rimasto basico. E’ come se continuasse a guardare la vita dai suoi passi.
"Sono sempre stato uno che soprattutto negli ultimi anni, ha molto paura della testa quando prende il sopravvento. Niente è è più lontano da me dallo scrittore celebrale tutto idee e progetti. Sono una persona che sente sempre bisogno di bilanciare la sua condizione mentale con l’emozione e l’aspetto fisico. Faccio tre ore al giorno di palestra: forse anche questo mi aiuta a dire le cose come stanno. Ho paura dell’eccesso di cerebralità: la testa è preziosa ma può essere molto pericolosa. Se non stai attento, puoi diventare totalmente dipendente dai pensieri e dalla dimensione intellettuale".
Lei ha scandagliato le reazioni davanti a questo virus.
"Avevamo la sensazione di divvere in una fase storica dove la tecnologia ci garantiva e ci salvava dalle cose più assurde, alle più fantascientifiche. Ora questa sensazione di essere protetti dalla tecnologia che poteva tutto, fino a farti credere di potere volare da un parte all’altra del pianeta anche a colonizzare Marte, è letteralmente sparita".
In effetti stavamo parlando di questo.
"E arriva questo virus. Questo minuscolo esserino invisibile che blocca tutto e tu non hai neppure nessuno con cui prendertela. Perchè non rilascia comunicati stampa, non ha una bandiera. Se ti ricordi, il nostro ultimo nemico era l’Isis, Al-Qaeda. Però in quel caso era un nemico che potevi immaginare: rivendicava attentati, avevi la possibilità di ricondurre il male a un nesso di causa-effetto. C’era quella struttura lì e lo sapevi, che stava pianificando il male".
E invece ora?
"Qui non è possibile, non te la puoi prendere con nessuno. Il virus non ha un viso, nè un account, non ha iconografia ci siamo trovati completamente privi di nemico a combattere col nemico".
E quelli che dicono che siamo nella terza guerra mondiale ?
"Qui non c’è nemico e neppure ci sono degli schieramenti, dunque non è una guerra. Caso mai è un dramma, perchè non soltanto non vediamo questo nemico, ma è molto peggio. Perchè potrei essere contagiato da mia madre o dalla mia compagna, per cui fondamentalmente non solo non abbiamo la faccia del nemico, ma il nemico potrebbe essere la persona che è ti è più cara".
Un male racontato da scrittori come Mann a Saramago.
"Sì ma oggi si è verificato qualcosa che è andato oltre. Eravamo convinti i che il male potessse arrivare solo da chi non era come noi, dai diversi per religione o cultura. E invece la realtà ci spiazza: l’infezione può arrivare con te e paradossalmente chi ti è più vicino, più rischia. E’ una situazione completamente destabilizzante".
Un corto circuito emotivo?
"Pauroso. Siamo stati catapultati in un tempo non nostro e in un luogo non nostro. Chiusi nelle case e in una situazione che sta cambiando con una rapidità tale, che fa paura. Tutti, fino a 10 giorni fa, ne parlavamo come fosse altro da noi".
Massini come se ne esce?
"Credo abbia un senso comunicare la parte scossa di noi, che non riesce a prendere le misure di una cosa troppo lontana, vista solo nei film, irreale, che non ha precedenti e ha toccato tutti i nervi pù scoperti. Ci vorrebbe una risposta alla domanda: quanto dovremo aspettare perchè tutto finisca?".
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