Maria Elena Boschi e Matteo Renzi (foto repertorio)
Maria Elena Boschi e Matteo Renzi (foto repertorio)

Firenze, 7 novembe 2020 - L'inchiesta su Open sembrava destinata alla rottamazione, dopo le sentenze che avevano dichiarato illegittime le perquisizioni ai finanziatori della fondazione non indagati. Invece, la procura di Firenze allarga il tiro e 'chiude' il cerchio dell'accusa di finanziamento illecito ai partiti inglobando nella contestazione chi, secondo il teorema dei pm Luca Turco e Antonino Nastasi, avrebbe beneficiato dei sostanziosi contributi a Open ricevuti tra il 2012 e il 2018: Matteo Renzi e i suoi fedelissimi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti.

Salgono così a 5 gli indagati dell'inchiesta fiorentina, dove già figuravano l'ex presidente di Open, l'avvocato Alberto Bianchi, e l'imprenditore Marco Carrai. L'inchiesta sulla cassaforte della 'Leopolda' è arrivata dunque a una svolta a un anno di distanza dalle perquisizioni in cui venne acquisita la 'famosa' e in parte segreta, lista dei finanziatori della Fondazione. Il 24 novembre, Renzi e gli altri parlamentari sono stati convocati in procura per un interrogatorio.

Open, secondo le accuse, ha raccolto 7,2 milioni nei suoi sei anni di vita. Somme, dicono i pm, "destinate a sostenere l'attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana". I finanziamenti, sostiene ancora la procura, sarebbero giunti ai politici in forma "diretta e indiretta" a Renzi segretario Pd, e agli altri. Boschi, oltre che parlamentare, nel periodo delle contestazioni occupava ruoli anche al vertice del partito in cui oggi è rimasto soltanto Lotti, dopo la nascita di Italia Viva.