
I docenti di Unifi: "La città e i giovani non devono essere privati della sala. Ha un ruolo fondamentale nella vita culturale metropolitana".
"Auspichiamo che la città e le giovani generazioni non vengano private di un punto di riferimento irrinunciabile". L’accorato appello arriva dai docenti universitari e si riferisce al Teatro di Rifredi, più di una semplice sala di quartiere. Lo storico teatro – costruito nel 1911 dalla Società di Mutuo Soccorso che ancora oggi ne è la proprietaria – dal 2022 fa parte della Fondazione Teatro della Toscana (insieme alla Pergola, all’era di Pontedera e alla Scuola l’Oltrarno) che al momento si trova in una situazione di stand-by in attesa delle decisioni del Cda, convocato per il 30 ottobre dalla sindaca Sara Funaro. La Fondazione ha problemi di bilancio, come più volte lamentato dal direttore generale Marco Giorgetti, tanto che a oggi i teatri di Rifredi e di Pontedera sono chiusi.
E in città c’è molta preoccupazione per il futuro di quello che negli anni Settanta è stato il punto di riferimento della compagnia ’I Giancattivi’ e poi (dal 1986 al 2021) sede della compagnia ’Pupi e Fresedde’ che lo ho reso uno spazio vitale e amato sia dal pubblico che dagli artisti della scena contemporanea. Questo stop forzato preoccupa molto i docenti di Storia dello Spettacolo, della Musica e del Cinema dell’Università degli Studi di Firenze che "apprendono con profonda preoccupazione le notizie riguardanti l’ipotesi di non riapertura". I professori ricordano, quindi, che "il teatro ha avuto da almeno cinquant’anni un ruolo fondamentale non solo nella vita del quartiere, ma anche nella vita culturale dell’intera città metropolitana, ponendosi quale crocevia delle più avanzate esperienze dello spettacolo e della drammaturgia contemporanei".
L’appello dei docenti di Unifi è solo l’ultimo (al momento) di una serie di istanze alla politica per salvare Rifredi. I primi a chiedere di "garantirne il futuro" sono stati gli aderenti allo Spi Cgil Firenze Q5. "Senza entrare nel merito delle cause e delle responsabilità dell’insufficiente finanziamento per garantire, una programmazione di qualità fatta nei giusti tempi, registriamo tra le persone che incrociamo nella nostra attività sindacale, nei caffè e nei circoli del nostro quartiere, nelle nostre sede sindacali di via Tavanti e via Baracchini, tra le persone che incontriamo al mercato di piazza Dalmazia, una reazione di stupore e preoccupazione per il futuro del teatro. Allo stato attuale delle cose, si rischia di impoverire questa comunità di un luogo importante e vitale, anche di incontro tra le persone, una realtà che rende più vivibile questo pezzo di città" aveva detto Massimo Falorni della segreteria dello Spi.
"Un bene irrinunciabile" lo definisce l’Associazione Mutuo soccorso - Toscana Centro che tramite il presidente Giuseppe Scola ha preso carta e penna e ha scritto al presidente della Regione, alla sindaca di Firenze e al direttore generale della Fondazione. La prospettiva di non avviare la stagione teatrale "ci riempie di sgomento" dichiara Scola elencando poi i motivi: dalla stima e l’affetto che l’Associazione nutre nei confronti dei lavoratori alla potenziale "incommensurabile perdita per il territorio e per i cittadini", dal venir meno di artisti di alta caratura all’impoverimentio "di una scena culturale nazionale nei confronti della quale riscontriamo, con amarezza, poco interesse e ancor meno visione per il futuro". Quindi Scola, a nome di tutta l’associazione, si dichiara pronto a "qualsiasi iniziativa volta a preservare l’attività del teatro".