I primi 95 anni di Simoni cardinale perseguitato. Lettera di auguri del Papa

Albanese, fiorentino di adozione, è stato per anni nelle carceri comuniste. Il Santo Padre: "Grazie per il suo generoso servizio e la sua testimonianza".

I primi 95 anni di Simoni cardinale perseguitato. Lettera di auguri del Papa

I primi 95 anni di Simoni cardinale perseguitato. Lettera di auguri del Papa

È nato a Troshan, nel nord ovest dell’Albania, ma da tempo ormai è figlio di Firenze. Il cardinale Ernest Simoni, uno dei rari sacerdoti che hanno ricevuto la porpora senza prima essere stati vescovi, festeggia domani i suoi 95 anni. Con un regalo speciale di Papa Francesco, che gli ha scritto una lettera. Un traguardo impensabile per un uomo che conosce bene il significato della parola persecuzione, un martire vivente della fede, sopravvissuto a lunghi anni di carcere nel suo Paese, quando imperava il regime comunista. Una vicenda umana capace di commuovere Papa Francesco durante il suo viaggio apostolico a Tirana nel 2014 e una testimonianza che due anni dopo si concretizzò con la nomina a cardinale nel Concistoro del 19 novembre 2016. Da allora fra il Papa delle periferie e il prete perseguitato è nata un’amicizia profonda come dimostra la lettera, arrivata a Firenze dal Vaticano: "Caro fratello, nel giorno del Suo 95° compleanno, rendo grazie a Dio per il dono della Sua vita e per il Suo generoso servizio alla Chiesa. So che oggi – scrive il Papa riferendosi alla liturgia presieduta dal cardinale Simoni domenica scorsa - celebrerà insieme ai fratelli detenuti della Casa di Reclusione di Volterra. Le chiedo specialmente di portare a tutti il mio cordiale saluto e la mia benedizione. Grazie per la Sua vicinanza, le Sue preghiere e, soprattutto, per la Sua testimonianza".

Un’emozione grande che don Ernest, perché lui è così che vuole essere chiamato, commenta con un pizzico di commozione al ricordo non tanto delle sofferenze quanto per il dono ricevuto dal Papa con l’investitura a cardinale e soprattutto per l’ascolto della sua esperienza di vittima del totalitarismo, in un Paese che si proclamava pubblicamente ateo: "Ringrazio il Signore per il dono della vita, a servizio della Santa Chiesa e del Popolo di Dio, concorrendo alla salvezza delle anime. Con grande gioia sono venuto in visita al carcere di Volterra come ci ricorda l’evangelista Matteo. Visitando i carcerati ho incontrato il Signore. Era mio desiderio stare con i detenuti in questo anniversario".

"Durante i giorni drammatici dolorosi della mia prigionia - continua - non avrei immaginato di arrivare a questa veneranda età. Ogni giorno poteva essere l’ultimo. Ogni momento pensavamo che non avremmo potuto rivedere di nuovo il sorgere del sole. E invece il Signore ci ha donato una nuova alba, ha spezzato le catene della prigionia e dell’oppressione e siamo riusciti con il suo aiuto a riaprire le chiese".

Duccio Moschella

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