"I flussi gestiti male. Ritrovare un’identità?. Mancano le norme"

Il professor Bertocci: "Serve una vera pianificazione"

"I flussi gestiti male. Ritrovare un’identità?. Mancano le norme"
"I flussi gestiti male. Ritrovare un’identità?. Mancano le norme"

"Il mercato viaggia con le sue gambe. La vera sfida è riuscire a normarlo". Per Stefano Bertocci – docente di architettura a Santa Verdiana e attento osservatore delle trasformazioni dell’ambiente urbano ed in particolare in relazione al cambiamento della natura delle attività commerciali – il ’caso Firenze’, oggetto del nostro dibattito, ha mille sfaccettature.

E una ricetta unica per cercare un (ormai improbabile) punto di equilibrio tra una città divorata dal turismo massiccio e distratto, con un centro storico snaturato e che procede per sottrazione di residenti, al momento non c’è.

Professor Bertocci, la città è definitivamente scombussolata?

"Beh, io ho fatto un lungo lavoro legato ai negozi storici e posso dirle che il problema numero uno è la carenza di un quadro normativo ben preciso. E questo si vede non soltanto nel commercio ma anche in altri ambiti. Se si lascia troppa libertà...".

Arriva l’industria del turismo

"Dove ci sono buchi normativi ci s’infila".

Quali sono queste carenze?

"Eh, difficile inquadrarli (ride ndr). Bisogna studiare il fenomeno con attenzione. Posso dire che a Firenze c’è stata attenzione all’aspetto urbanistico, non altrettanta, se non negli ultimi anni, per le attività economiche ad esempio".

Ci spieghi meglio

"Penso al commercio storico. Con la normativa Schengen si è liberalizzato il mercato in nome appunto di un’Europa liberale. Però un conto è applicare questi strumenti in grandi agglomerati urbani, altra cosa è farlo in tessuti storici come quello fiorentino. D’altronde non ci sono strumenti legislativi per intervenire sulla snaturamento del commercio se non fare fare riferimento alla normativa che ci dà qualche mezzo sulla tutela del patrimonio immateriale".

Palazzo Vecchio poteva fare di più?

"Il Comune ci ha provato. Ma occorre una pianificazione seria. E per pianificare servono, studi, soldi e tempo".

E cosa ne è della Firenze storica delle botteghe?

"Chi ha fatto tanti soldi, piccoli imperi, può anche reggere agli affitti sempre più alti. Gli altri no. Resistono magari i chioschi del lampredotto, perché se non lo prendi qui non lo prendi da nessuna parte. Ma le pelletterie, gli orafi, i sarti...come fanno ormai? Quando i costi superano i benefici...".

Ma siamo sicuri che ai turisti continuerà a piacere una città dove una strada è identica ormai a una via di Amsterdam, di Lisbona o di Monaco?

"Vede, io viaggio molto e noto che la globalizzazione è entrata ormai nel modo di pensare di tuttinoi. Per carità, io non mangerei mai in un ristorante italiano in Cina, anche se buono, oppure a Londra non andrei mai a mangiare la pizza ma mi gusterei un roast-beef inglese. Ma la mentalità generale è cambiata".

In ultimo. Firenze attira sempre più investitori stranieri nel settore del turismo. Soldi che dunque in buona parte non restano quindi nel territorio.

"Penso che la città per prima non riesca a tutelare il turismo e a non farlo fruttare adeguatamente. Possibile che a Firenze non esista un biglietto unico per tutti i musei? Poi vede come va a finire. I turisti passano mezza giornata in fila all’Accademia e il museo dell’Opificio della pietre dure lì vicino resta deserto. Poi ci diciamo che i turisti vogliono vedere tutti solo le stesse cose...".

Non è così?

"Siamo noi che gli facciamo vedere le stesse cose! E la politica deve governare questo fenomeno. Perché non promuoviamo le spledide Ville medicee a Castello? Pensi, ora per andarci serve la tramvia, il 28 e pure un pezzo a piedi in salita...".

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