Il lockdown ha chiuso le porte, ma non le menti. Anzi, questo periodo di apparente inattività è servito anche per riflettere e reimpostare sfide all’altezza dei tempi nuovi. Così ha fatto l’Accademia delle Arti del Disegno, fondata da Cosimo I nel 1563, di cui Cristina Acidini è presidente. Le due classi di Architettura e di Discipline Umanistiche e Scienze hanno elaborato congiuntamente un documento operativo, da offrire alla città come contributo per osservazioni e confronto, da cui scaturire analisi, proposte, idee, progetti. "Il documento è stato diffuso simbolicamente adesso che l’Italia ha fissato il suo primo...

Il lockdown ha chiuso le porte, ma non le menti. Anzi, questo periodo di apparente inattività è servito anche per riflettere e reimpostare sfide all’altezza dei tempi nuovi. Così ha fatto l’Accademia delle Arti del Disegno, fondata da Cosimo I nel 1563, di cui Cristina Acidini è presidente. Le due classi di Architettura e di Discipline Umanistiche e Scienze hanno elaborato congiuntamente un documento operativo, da offrire alla città come contributo per osservazioni e confronto, da cui scaturire analisi, proposte, idee, progetti. "Il documento è stato diffuso simbolicamente adesso che l’Italia ha fissato il suo primo passo verso la riapertura delle attività - spiega la presidente Acidini –. La drammatica esperienza che stiamo vivendo impone una riflessione sulla città e sull’architettura stessa. Crediamo che sia necessaria una città resiliente, sempre più smart se non ti dispiace toglilo collegata in rete, flessibile, i cui spazi siano adattabili rapidamente a scenari in continua mutazione". Gli Accademici si soffermano sul centro storico, dove a loro avviso il problema non è più quello del controllo di un turismo di massa disordinato che si impadronisce degli spazi, costringendo i cittadini ad andarsene, "ma appare, quasi all’opposto, quello di ridar vita a un centro storico oggi abbandonato dal turismo, svuotato da attività e servizi, spopolato dai residenti". Gli estensori ricordano che nei molti incontri promossi sull’argomento dall’Accademia, è stata ribadita l’esigenza di riportare i cittadini ad abitare il centro, attraverso strumenti normativi che consentano un adeguamento delle abitazioni ai nuclei familiari profondamente mutati. "Serve il recupero di complessi dismessi per abitazione sociale sul modello delle ex Murate – prosegue il documento – . Pensiamo anche al complesso di Sant’Orsola. Ma vanno mantenute anche le attività artigianali tradizionali". Altra questione centrale è il dialogo fra architettura contemporanea e tessuti storici, da affrontare "con una prospettiva dinamica, che guardi al centro antico non solo come a un grande museo a cielo aperto ma come a realtà viva in divenire, e perciò pronta ad accogliere anche ragionati e meditati inserimenti di architettura contemporanea". Secondo gli Accademici, per sostenere questa la trasformazione servirebbe una struttura composta da urbanisti, architetti, demografi, storici urbani, storici dell’arte, artisti, economisti, giuristi, sociologi, filosofi. Con obiettivi precisi: integrazione di nuovi residenti nel centro storico; sostegno del piccolo commercio e dell’artigianato; censimento delle aree di degrado e microcriminalità; un piano di forestazione urbana; il riuso delle aree dismesse. "Linee guida da perseguire con le competenze multidisciplinari di una “scienza delle città“ - è la conclusione – in un progetto di pianificazione urbana che va oltre la durata delle giunte comunali. Sull’insieme di questi obiettivi , l’Accademia delle Arti del Disegno si rende disponibile a esprimere, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, un adeguato supporto alla progettazione in funzione delle competenze in essa presenti".