Haber, Firenze e i suoi maestri: "Gli scherzi al telefono con Mario"

Da Pieraccioni a Nuti passando per il grande Monicelli: l’artista ha lavorato con molti colleghi toscani "Sono innamorato di Alessandro Benvenuti e della sua comicità surreale. E anche di Ugo Chiti" .

Haber, Firenze e i suoi maestri: "Gli scherzi al telefono con Mario"

Haber, Firenze e i suoi maestri: "Gli scherzi al telefono con Mario"

"Firenze, Firenze mi fa impazzire… Mi perdo nella sua bellezza. Mi è sempre piaciuto andare su Ponte Vecchio, magari la sera tardi, quando non c’è più tanta gente, e camminare per i Lungarni. Il pomeriggio, prima del debutto sul palco, prendere un caffè in piazza Signoria. Respirare tutta quella bellezza". Alessandro Haber ha scelto Firenze, e Firenze ha scelto Haber. Nel teatro più prezioso della città, alla Pergola, l’attore nato a Bologna è in scena stasera con "La signora del martedì", di Massimo Carlotto (dal suo omonimo romanzo), insieme a Giuliana De Sio e a Paolo Sassanelli. Oggi, in occasione di San Silvestro, il sipario si apre un po’ prima, alle 20,30 (repliche alle ore 21 il 2 e il 3 gennaio). Per l’artista è un modo di stringere, ancor più, un legame da sempre fortissimo con la città di Firenze.

Alessandro, tanti suoi compagni di viaggio, nel cinema e nel teatro, sono fiorentini. Ci ha fatto caso?

"E’ vero! Proprio ora ero al telefono con Leonardo Pieraccioni. Ho accompagnato il suo cinema fin dagli inizi: ero con lui nei ‘Laureati’. Se penso che sono passati trent’anni mi sembra impossibile. Abbiamo fatto insieme anche ‘Il Ciclone’, ‘Fuochi d’artificio’, ‘Il paradiso all’improvviso’. Ma sono sicuro che il suo film più bello lo debba ancora fare. Gli dico: Leonardo, la prossima volta spiazzaci con un film imprevedibile, nel quale tocchi temi diversi, più profondi! Lui ha il talento e l’anima per farlo".

Con il più grande dei maestri della commedia all’italiana, Mario Monicelli, ha girato a Firenze "Amici miei – atto II". E altri cinque film.

"Sì, in ‘Amici miei - atto II’ ero il vedovo cui giocano una atroce burla. Mario Monicelli è stato un maestro, e – posso dirlo con orgoglio – un amico. Pensare che il primo incontro fu un disastro!".

Perché?

"Andai al provino per un suo film. Mario mi disse: ‘Haber, improvvisi una telefonata…’. Niente di più semplice: ero bravissimo a improvvisare finte telefonate! Le sapevo fare sognanti, poetiche, malinconiche, nostalgiche, furiose… Così, fingo di telefonare, poi dico: ‘E’ occupato’, faccio il gesto di buttare giù, esco dalla stanza e me ne vado. Né Monicelli né gli altri mi richiamarono! Quell’idea, secondo me geniale, si ritorse contro di me. Passarono anni, prima che Monicelli mi ‘scoprisse’ a teatro".

Anche Francesco Nuti è stato suo collega, suo regista, suo amico.

"Francesco mi manca, mi commuove. Ci siamo frequentati in maniera totale, ci siamo capiti. Mi piaceva guardarlo in quegli occhi malinconici, intelligenti, disarmanti. Mi fa rabbia che nessuno di noi sia riuscito a salvarlo".

Ci ha provato molto Giovanni Veronesi. Con cui lei ha girato molti film...

"Giovannino è un vero fuoriclasse, un uomo schietto, di cuore, brusco come lo era Monicelli, e come lui con un’anima meravigliosa. E poi sono innamorato di Alessandro Benvenuti e della sua comicità surreale, di Ugo Chiti che ha cesellato la lingua toscana nei suoi spettacoli, e dei teatri di Firenze: la Pergola, ma anche il Puccini, e quel gioiello che è stato, ed è, il Niccolini".

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