Giorgio Morales (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)
Giorgio Morales (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)

Firenze, 29 novembre 2020 - "Ricordo con commozione la sua ultima visita a Palazzo Vecchio in occasione del compleanno di Primicerio. I fiorentini lo piangono nel ricordo profondo della sua dedizione al servizio della città. Alla famiglia giunga il nostro più sincero cordoglio". Con queste parole il sindaco Dario Nardella ha annunciato la morte di Giorgio Morales, sindaco di Firenze per due volte. Aveva 88 anni.

Morales, socialista, nativo della Spezia, iniziò la sua carriera politica a fine anni Cinquanta; laureato in Scienze politiche, fu dirigente della provincia di Firenze dal 1965 al 1970, fu consigliere comunale a Palazzo Vecchio per 14 anni di fila fino al 1989, quando divenne sindaco come successore di Massimo Bogianckino in seguito all'infarto che lo costrinse a lasciare la carica. In precedenza era già stato in giunta: come assessore al decentramento nella giunta Gabbuggiani, poi vicesindaco fino al 1983 e ancora assessore alla cultura con i sindaci Bonsanti, Conti e Bogianckino. 

Morales, secondo da destra, a Palazzo Vecchio per gli 80 anni di Mario Primicerio

Dopo le due giunte da lui guidate si candidò per Forza Italia nel 1995, con l'elezione diretta, quando venne sconfitto da Mario Primicerio, tornando comunque in consiglio comunale fino al 1999. In seguito è stato difensore civico della Toscana dal 2004 al 2010.

 

IL RICORDO DI GIANI - "Una perdita gravissima, che mi riempie di dolore e di amarezza. Con Giorgio Morales se ne va un pezzo della nostra migliore storia politica e amministrativa. Un grande uomo e una figura istituzionale che ha lasciato il segno nella città di Firenze e nella Toscana. Il dolore è affiancato all'orgoglio per essergli stato vicino dal punto di vista politico e umano. È stato lui il primo a credere in me ancora inesperto, e affidarmi un ruolo di grande responsabilità chiamandomi in giunta nel '93 come assessore alle infrastrutture e alla mobilità". Così il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. "Insieme a lui ho vissuto quella mia esperienza sentendo il conforto, quasi paterno, e il sostegno della sua grandissima stima nei miei confronti - aggiunge in una nota -. Con lui ho condiviso tutta l'esperienza socialista".

Giani ricorda che "Morales era arrivato al partito dopo il suo impegno nel mondo laico e progressista che lo aveva portato nei movimenti che si ispiravano al socialismo liberale dei fratelli Rosselli. A lui dobbiamo l'impegno straordinario nella trasformazione che caratterizzò il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica".

"Nel '95 Morales interruppe la sua esperienza politica e amministrativa e con grande dignità tornò a esser dirigente in Regione Toscana - sottolinea ancora Giani - in quella Regione per la quale era stato tra i protagonisti e ispiratori dello statuto della sua prima stagione nel 1970, insieme a Elio Gabbuggiani e Romano Fantappiè. Con lui non ho mai interrotto i miei colloqui e i rapporti di vicinanza - conclude - grazie a un legame franco e stretto che mi ha portato a sentirlo fino a pochi giorni fa. Lo ricorderemo come è doveroso con iniziative adeguate che organizzerò quanto prima".

LE REAZIONI - "Apprendo della scomparsa di Giorgio Morales ed esprimo il mio cordoglio personale e di tutto quanto il Consiglio della Regione Toscana alla famiglia e alla città di Firenze, di cui è stato per ben due volte sindaco. Con lui se ne va un autentico riformista", dice il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo. "È stata figura legata in maniera appassionata alla vita civica di Firenze - aggiunge - un amministratore che ha inteso la vita politica come azione di servizio in favore della propria comunità. Un socialista e un riformista autentico, che come tale ha sempre ricercato nella propria azione politica e amministrativa la soluzione più utile per migliorare concretamente la vita delle persone rappresentate e amministrate".

"La notizia della scomparsa di Giorgio Morales mi rattrista profondamente, era nato per fare l'amministratore: intelligente, preciso, scrupoloso ed onesto. Credo che Firenze lo possa ricordare come uno dei suoi grandi sindaci". Questo il ricordo di Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli. "L'ho conosciuto fin dal 1962 - ricorda Spini in una nota -, quando mi iscrissi al Psi e lui era un giovane e brillante assessore alla provincia di Firenze. Insieme abbiamo militato nella sinistra socialista, insieme siamo entrati nel 1975 nel consiglio comunale di Firenze, lui assessore, io capogruppo Psi. Quando nel 1989, l'allora sindaco Massimo Bogianckino dovette lasciare perché colpito da infarto sostenni la sua candidatura alla successione e lui mi chiese per un anno di ricoprire il ruolo di assessore alla cultura per presiedere alle celebrazioni del quinto centenario della scomparsa di Lorenzo il Magnifico. Nel 1990 si ricandidò e fu rieletto. Le travagliate vicende della crisi e dello scioglimento del Psi ci divisero, ma intatta rimase la stima e l'affetto personale".