PIETRO MECAROZZI
Cronaca

Il giallo della Senna. Costanza e Monica, trent’anni senza verità sulla loro tragica fine

Da Firenze alla Francia per cambiar vita, tornarono a casa nelle bare. I corpi trovati in un canale a Nogent sur Seine 72 ore dopo l’arrivo. Dal 1994 a oggi molte ipotesi, ma di fatto non è mai saputo niente

Costanza Sproviero e Monica Amalfitano, le due ragazze fiorentine morte a Nogent sur Seine, in Francia, il 12 giugno 1994, tre giorni dopo il loro arrivo I corpi furono ripescati in un canale, ma Costanza e Monica non morirono annegate

Costanza Sproviero e Monica Amalfitano, le due ragazze fiorentine morte a Nogent sur Seine, in Francia, il 12 giugno 1994, tre giorni dopo il loro arrivo I corpi furono ripescati in un canale, ma Costanza e Monica non morirono annegate

Firenze, 14 giugno 2024 – Zaino in spalla, negli occhi la voglia di cambiare vita. Affianco la migliore amica, la fame è quella dei vent’anni, la meta è la Francia. Iniziò così il viaggio di Costanza Sproviero (20 anni) e Monica Amalfitano (18), nel lontano 8 giugno del 1994. E terminò nel peggiore dei modi solo 72 ore dopo, quando un pescatore notò per primo i loro cadaveri trascinati dalla corrente nel canale Beaule (sulla Senna), a Nogent sur Seine, un paesino a un centinaio di chilometri da Parigi. Solo una delle due ragazze, Monica, aveva i documenti in tasca. Dell’altra niente, nessuna traccia. Solo dei piccoli pezzi di una lettera illeggibile. Settantadue ore di mistero.

Una fine tragica e misteriosa, capace di incrinare per qualche mese i rapporti istituzionali tra Italia e Francia, capace di crepare per sempre i cuori di due famiglie fiorentine. Capace di rimanere senza giustizia per ben trent’anni. La storia di Costanza e Monica è una storia a tappe: morte annegate, poi un incidente, una tragedia inspiegabile. Sono questi i primi responsi dei funzionari della gendarmerie, che prendono subito le distanze dal "metodo italiano", specificando che le notizie sul caso saranno date solo al termine delle indagini. Un boutade stizzita che non passa inosservata agli inquirenti fiorentini, mentre i giornali italiani si scatenano nelle più disparate ipotesi. Monica faceva piccoli lavori all’ippodromo fiorentino delle Cascine, e per un momento si parla di una pista che dall’ippodromo di Firenze porta fino a Nogent. Suicidio, duplice omicidio, fatalità, tutti vogliono sapere cosa facevano due ragazze come loro in un paese in mezzo al nulla nel nord est della Francia, a 160 chilometri da Parigi e pochi passi da un centrale nucleare.

Il fascicolo finisce sulla scrivania del procuratore Luca Turco, che chiede subito una rogatoria per accedere agli atti d’indagine francesi. Dopo un tira e molla tra Firenze e Parigi, arriva il via libera. Nel frattempo, tra i detti e non detti della polizia d’oltralpe, la verità sul caso comincia ad affiorare. I genitori delle due ragazze vanno volano a Troyes: c’è l’autopsia, il riconoscimento dei corpi, poi il rientro delle salme in Italia. La gendarmeria francese viene affiancata, su incarico dell’Interpol, anche dal capo della squadra mobile fiorentina, il vice questore Maurizio Cimmino. Le indagini sono a 360 gradi e tutto fa pensare a un duplice omicidio.

O almeno agli inquirenti italiani. Perché dalla Francia si parla prima di un duplice annegamento per un duplice malore avvenuto in contemporanea. Versione che sfiora l’incredibile, e che viene presto smentita. Gli esami medico legali sul corpo stabiliscono che nei polmoni delle giovani fiorentine c’è pochissima acqua. Niente acqua, niente annegamento. Monica e Costanza erano già morte quando sono cadute nel canale? Impossibile. Dalla procura di Troyes parte quindi la caccia al responsabile. Sui cadavere vengono trovati dei segni. Contusioni, piccole ferite che all’inizio vengono attribuite alla permanenza in acqua, forse a qualche urto, poi fanno parlare di violenza e, forse, di pestaggio. L’ipotesi è che una delle due ragazze possa essere morta accidentalmente e che l’altra sia stata uccisa per evitare che parlasse. Tra un’indagine italiana e una rogatoria internazionale, spunta anche la pista di una festa a base di droga finita male. Chi hanno incontrato? Questa una delle ipotesi della polizia fiorentina: Monica e Costanza erano state insieme a un amico francese, legato al mondo degli stupefacenti, alla fiera dei cavalli di Provins, un centro a una ventina di chilometri da Nogent-sur-Seine. L’amico resta insieme a loro fino a tarda sera. Poi, probabilmente, le ragazze fiorentine vanno a Nogent-sur-Seine insieme ad altri conoscenti francesi. A un certo punto, mentre il gruppetto è sulla riva del canale Costanza Sproviero comincia a sentirsi male. I sintomi sono quelli dell’overdose. Monica Amalfitano, vedendo l’amica più cara negli spasmi della morte, si impaurisce. Cerca così di scappare per chiamare soccorsi e cercare di salvare Monica. Ma i francesi - temendo che la ragazza raccontasse alla polizia com’era morta Costanza - la inseguono, la raggiungono e la picchiano a morte. Poi gettano il suo corpo nelle acque gelide del canale. Dopo l’omicidio tornano indietro, fino al luogo dove giace il corpo di Costanza. Anche finisce nel canale, a due passi dalla centrale nucleare di Nogent.

Gli investigatori italiani sembrano essere a un passo dalla verità. Ma hanno le mani legate: l’inchiesta è francese. Intanto il tempo passa, Nessuno parla, nessuno fornisce il minimo indizio. In Italia viene ascoltato lo stalliere dell’ippodromo dove lavoravano Monica, unico indagato nel caso delle due morti. Nel giro di qualche anno tutto finisce in una bolla di sapone. Oggi, a trent’anni da quella tragedia, non rimangono che le foto sbiadite dei dolci visi di Monica e Costanza. E un senso di ingiustizia che non ha confini.