Ecco l’Affrico che esce dal suo lungo ‘tunnel’ per confluire nell’Arno fra i ponti da Verrazzano e San Niccolò
Ecco l’Affrico che esce dal suo lungo ‘tunnel’ per confluire nell’Arno fra i ponti da Verrazzano e San Niccolò

Lucca, 14 settembre 2017 - Sono sotterranei, invisibili, sconosciuti ai più e, proprio per questo, insidiosi. I corsi d’acqua tombati restano il retaggio pericoloso di una vecchia concezione urbanistica che considerava facile e pratico gettare una colata di cemento sopra a un fiume per ricavare una bella strada, costeggiata da case e giardini. Oggi ‘sotterrare’ i fiumi è vietato, ma prima che la legge mettesse un freno al mattone, per secoli decine di canali sono stati inghiottiti dalle città. A Firenze e provincia sono una trentina in tutto, per un totale di circa 50 Km di reticolo. Ce ne sono di grandi e di piccolissimi, spesso poco più che rigagnoli nei periodi di siccità, ma molto meno rassicuranti nei momenti di piena o quando l’Arno ingrossato ne rallenta il deflusso.

«IN BASE alla legge – spiegano dal Comune di Firenze – la manutenzione dei tratti tombati dei corsi d’acqua viene affidata a chi la autorizza e trae beneficio dalla loro realizzazione». Ovviamente, visto che sopra ai tombamenti si trovano soprattutto strade, giardini e piazze pubbliche, l’ente in questione è quasi sempre il Comune. «La manutenzione – continuano da Palazzo Vecchio – viene fatta dai nostri tecnici. Ci sono poi alcune eccezioni come i tratti assimilati a fognature affidati a Publiacqua oppure alcuni percorsi brevi, sottopassi più che vere tombature, affidati ad altri enti, come per il Mensola e il Mugnone».

Il più importante corso d’acqua interrato della città è l’Affrico che scorre coperto da viale Righi fino all’Arno. In questa stagione la portata è limitata e, sia all’inizio che alla fine della tombatura, è possibile camminare dentro al fiume sotterraneo per lunghi tratti. Nell’oscurità totale, fra il rumore dell’acqua e il rimbombare dei tombini stradali mossi dalle auto, lo scorrere del torrente è interrotto qua e là dai rifiuti. Alcuni sono trascinati dalla corrente. Altri, di solito rottami elettronici, sono probabilmente stati portati qui da qualcuno per essere smontati. Ed ecco allora televisori, motorini, consolle e persino un intero scooter per disabili. Chiuso nel suo tratto finale anche il Mensola, che prima di sfociare in Arno ha però un ulteriore tratto aperto dove l’acqua può scorrere libera. Non è un vantaggio da poco, perché significa che, in caso di piena dell’Arno l’‘effetto muro’ (quello che il mare ha creato a Livorno generando il disastro) qui è molto attutito.

DIVERSA la situazione al Fosso di Ricorboli, piccolo ma interrato per un tratto lungo dagli anni Cinquanta. Raccoglie le acque sulle colline di Santa Margherita a Montici, scorre lungo viale Giannotti e sfocia in Arno a monte del ponte Da Verrazzano. Difficile credere che chi abita sopra a questo corso d’acqua abbia idea della sua esistenza. Ma l’elenco dei fiumi segreti è lungo. C’è il fosso di San Gervasio che arriva da San Domenico, scende fino a viale Volta e si riversa nel Mugnone, interrato negli anni Cinquanta. E ancora il Fosso dell’Arcovada, che dalla collina di Montughi scivola fino al Terzolle, scomparso alla vista in parte nel 1908 e poi, per un secondo tratto, dopo la prima guerra mondiale. E ancora il Fosso della Lastra, sotto una parte del complesso didattico di viale Morgagni; il Santa Maria e il Santa Marta; il fosso del Gelsomino; quello di di Gamberaia e ancora i fossi di Carraia, di San Rocco, del Pellegrino, dell’Erta Canina. Un lungo elenco di canali e torrenti invisibili ma che ogni giorno passano sotto i piedi dei fiorentini.