GIOVANNI
Cronaca

Firenze prova a fare l’esterofila. Ma è provinciale

Un libretto del 2008 esplora i pittori e scultori fiorentini e toscani del Novecento, che meritano di essere conosciuti più di quanto non lo siano oggi. Una connessione intelligente tra politica e cultura manca a Firenze da quasi 30 anni.

Pallanti

A Firenze milioni di turisti vengono per camminare per le strade, entrare nelle chiese e visitare gli Uffizi per ammirare l’arte dei tempi gloriosi di un’era ormai lontana. Centinaia di anni ci dividono dall’Umanesimo e dal Rinascimento. Eppure alberghi, ristoranti e Caffè vivono ancora di quel che Firenze ha rappresentato tanto tempo fa.

Questa città passatista, che vive sui grandi artisti del passato, perché non ha avuto mai nei tempi recenti qualcuno che li ha anche lontanamente emulati? Esiste, per esempio, una pittura e una scultura contemporanea degna di essere conosciuta? In un interessante libretto del 2008, ’Una vita in mezzo ai quadri’, Piero Pananti, grande gallerista ed esperto d’arte, racconta dei pittori fiorentini e toscani del Novecento che meriterebbero di essere guardati e conosciuti, più di quanto non lo siano oggi. Ottone Rosai, ovviamente il più conosciuto, Ardengo Soffici, poi Armando Spadini, Primo Conti, Ugo Capocchini, Silvio Loffredo, Dino Caponi, Nino Tirinnanzi, Enzo Faraoni, Enzo Pregno, Sergio Scatizzi, Piero Vignozzi, Mario Fallani, Massimo Giannoni, Vinicio Berti, Mario Nuti e tra gli scultori Venturino Venturi, Marcello Guasti, Renato Ranaldi, Marcello Tommasi e Innocenti.

Questi artisti, ciclicamente, dovrebbero essere esposti nel Museo del Novecento di piazza Santa Maria Novella. Un Museo come questo che, a Firenze, li trascura, viene meno alla sua missione. Gestita con una logica modaiola ed esterofila, frutto di un vero e proprio provincialismo alla rovescia. Ricordo che colui che è stato forse il miglior assessore alla cultura del Comune di Firenze, Franco Camarlinghi, dal 1975 al 1980, progettò una rassegna di pittori toscani e fiorentini, intitolata ’Made in Florence’, che ebbe grande successo quarant’anni fa. Sarebbe ora di ricominciare a far vedere che Firenze, negli ultimi secoli, non è stata una città solo di addetti al turismo e custode dei lavori degli antichi artisti. In sintesi quello che manca a Firenze da quasi 30 anni è una connessione intelligente tra politica e cultura.