Firenze, 6 maggio 2019 - Cinque donne. La verità vera sulla fine di David Solazzo a Capo Verde dipende in primo luogo da loro. Dalla tenacia nel cercare, avere giustizia. Sono: la procuratrice dell’isola di Fogo Silvia Soares, che detta i tempi delle indagini; la mamma del cooperante di Cospe e la sorella Alessandra, partita ieri per l’arcipelago al largo delle coste senegalesi.

E poi: Carla Cossu, collega di David che vive laggiù e con lui ha trascorso le ultime ore a cena e in pratica lo ha ‘vegliato’ dal 1°maggio, giorno in cui è stato scoperto il corpo senza vita del giovane agronomo fiorentino. E Marija Tosic, da dieci anni compagna del 31enne. Ieri ha fatto il punto.

E un appello alle nostre istituzioni. Marija parla a nome della famiglia Solazzo-Dreoni. Dice che non credono all’incidente domestico «perché conoscendo benissimo la casa (lei c’è stata, a trovare il compagno, ndc) le aperture delle porte, non è chiaro, né logico come si sia rotto il vetro. Tanto più che David aveva le chiavi, l’abbiamo saputo: perché avrebbe dovuto rompere il vetro della finestra per rientrare?».

Sulle indagini dice Marija che «non c’è chiarezza sull’accaduto, non sappiamo niente. Se indagano, fino a che punto, dove sono arrivati. Abbiamo notizie per telefono, qualche risultato dell’autopsia, ma non documenti. Con la lettera aperta diffusa sabato la famiglia di David chiede l’appoggio del governo. «Sì. Chiediamo supporto, chiediamo di essere appoggiati in modo da fare pressione sulle autorità locali per sapere davvero cosa è successo. Per sapere la verità senza far trascorrere troppo tempo. Non escludiamo a priori niente, neanche l’incidente. Ma ce lo devono spiegare».

«La sorella di David è partita per Capo Verde, è attesa dalla delegazione Ue per un supporto logistico. Speriamo che la situazione si sblocchi grazie alle autorità». Marija ricorda l’impegno di David sull’isola. «E’ piccolissima, è un posto tranquillo, alcuni quartieri popolari meno. David lavorava soprattutto con piccole aziende locali, proprio sul vulcano. Il progetto prevedeva lo sviluppo di un turismo che è e spero rimarrà sostenibile e non di massa».

Possibile che David abbia avuto contrasti a causa del suo lavoro? «Non lo so. Riguardo alle persone che lavoravano con lui, le guide turistiche, gli altri agriturismi devo dire che l’ambiente era sicuramente collaborativo e amichevole».

giovanni spano