Il direttore della Rianimazione di Careggi, Adriano Peris, racconta la lotta al Covid-19
Il direttore della Rianimazione di Careggi, Adriano Peris, racconta la lotta al Covid-19

Firenze, 29 marzo 2020 - Qual è stato il momento più bello in questa lunga notte?
"L’altroieri. Quando ho ricevuto la foto del nostro primo paziente intubato che stava mangiando un bel piatto di pastasciutta a casa sua".
Chi parla è Adriano Peris, direttore della Rianimazione d’emergenza a Careggi, uno dei tre coordinatori nominati dal governatore Rossi per l’ottimizzazione dell’organizzazione dei letti per le cure intensive nella regione in questa fase di emergenza.
Quindi i primi pazienti sono usciti dal tunnel della terapia intensiva...
"Ricordiamoci che il Covid19 è una malattia grave ma si può curare. Abbiamo già dimesso molti pazienti. Anche ieri ne abbiamo mandati a casa due e oggi altri tre. Erano arrivati tutti in condizioni gravissime".
Qual è la reazione umana delle persone alle quali spiegate che c’è necessità di intubarle?
"Sono tutti molto informati. All’inizio spieghiamo tutto il percorso. Ognuno ha la percezione di potercela fare, nessuno è disperato. Vivono il momento come una possibilità in più per guarire. Sanno che dormiranno per giorni e che i loro cari non potranno entrare. Lo prendono come un periodo di sospensione per curare la malattia".
Al momento del risveglio hanno la consapevolezza di avercela fatta?
"Si svegliano molto deboli, per gli effetti del virus, della ventilazione forzata, dei farmaci. Hanno bisogno di molta fisioterapia che noi facciamo subito in maniera aggressiva, ancora a letto e con il ventilatore".
Un paziente mediamente quanto tempo resta in terapia intensiva?
"E’ una malattia aggressiva, con una persistenza notevole. I pazienti restano in questo reparto in media dai 10 ai 16 giorni".
La possibilità di utilizzare un ventilatore per due pazienti può aiutare?
"Ho visto il kit, lo abbiamo portato in reparto. Per ora non ne abbiamo bisogno però siamo pronti a utilizzarlo. Si usa in caso di maxi emergenza, magari in pronto soccorso per ventilare due persone contemporaneamente ma non per tante ore, Perché non c’è niente di più disastroso di una ventilazione non personalizzata".
C’è stato un momento in cui si è preoccupato?
"Quando pur avendo organizzato tutto, sospeso ferie e riposi, richiamato tutto il personale in servizio, continuavano arrivare chiamate di persone già ricoverate che stavano peggiorando e di persone che arrivavano già in gravi condizioni. Perché questa malattia ha una fase in cui è silente, sembra che si stia risolvendo e invece poi si riattiva".
E ora come va con i posti?
"Abbiamo una discreta riserva di posti letto intensivi, Careggi ha molti pazienti ma ancora possibilità di espansione".
 
















Non si dovrà essere costretti alla selezione dei pazienti per i pochi posti disponibili...
"Il nostro sistema deve curare tutti indipendentemente dall’età e dalle malattie di base. Non si fanno scelte, se non sulle volontà individuali e sulla impossibilità di guarire una malattia".
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