Firenze, 22 novembre 2020 - Sono chiusi da febbraio e per loro non c’è ancora una data certa per la riapertura. Sono 35 le discoteche fiorentine, riunite nel Silb Firenze, che non vedono la luce. Non tutte sopravviveranno alla crisi: il 30% è a rischio chiusura. Così i 35 locali da ballo hanno aderito alla causa collettiva e si uniranno a quelli di tutto il settore del divertimento per chiedere al governo i danni. Dal 13 giugno, data in cui la Regione ha autorizzato l’apertura dei locali, solo il 10% delle discoteche ha ripreso l’attività fino al 16 agosto.

«E’ assurdo considerare noi i responsabili della nuova ondata di casi – dice Riccardo Tarantoli, presidente Silb Confcommercio Firenze -. Il 10% che ha riaperto, sottolineo per soli due mesi, ha chiuso il 16 agosto. Se fosse dipeso da noi, l’impennata sarebbe esplosa a settembre. Invece no. Come Silb parteciperemo allo sciopero fiscale". Solo a Firenze le discoteche danno lavoro direttamente a 1.500 famiglie che diventano 6mila con l’indotto. "I nostri locali hanno una funzione sociale: offriamo un divertimento sano e controllato" sottolinea Marco Mannini del Tenax. Il Silb, oltre a partecipare alla causa collettiva, aderirà quindi allo sciopero fiscale promosso da Confcommercio Toscana. Alessia Vanni del Blue Velvet spiega perché: "Ci hanno tolto il diritto a lavorare ma ci obbligano a pagare le tasse". Conclude Andrea Borghesi, (Otel): "Se lavorare non è più un diritto, pagare le tasse non è più un dovere".