FABRIZIO MORVIDUCCI
Cronaca

Confindustria: "La peggior fase da 25 anni"

Bigazzi, presidente toscano: "No a divisioni. Settore trainante, servono misure pesanti".

Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana, lancia l’allarme e fa un invito all’unità di intenti

Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana, lancia l’allarme e fa un invito all’unità di intenti

"Il comparto della moda attraversa la peggiore crisi della storia industriale toscana degli ultimi 25 anni. Dividersi non serve a niente". Il presidente di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi ha lanciato un appello all’unità.

Presidente Bigazzi come se ne esce?

"Ognuno deve fare la sua parte con responsabilità. Martedì scorso, giorno dello sciopero dei sindacati regionali della moda, ho incontrato una loro delegazione. Ho detto che, oltre lo sciopero, Confindustria condivide la preoccupazione e l’urgenza di mettere in campo azioni e politiche per un settore che ha una straordinaria rilevanza economica e sociale".

Serve una piattaforma di azioni.

"Abbiamo condiviso e ribadito la necessità di azioni assolutamente urgenti, a partire dalla necessità di traghettare la nostra filiera del lusso oltre la crisi, fino alla lotta senza quartiere all’area grigia e alla necessità di ammortizzatori sociali e formazione. Le nostre richieste le abbiamo espresse nel patto di sistema siglato con le rappresentanze fiorentine della categoria lo scorso febbraio, ma anche al tavolo del governo il sei agosto scorso. Le abbiamo ribadite anche oggi (ieri, ndr) al tavolo regionale e continueremo a farlo in sede centrale quando ce ne sarà data l’opportunità".

La moda è un settore essenziale per l’economia toscana, cosa vi aspettate dalle istituzioni?

"La moda è il nostro automotive, e merita l’attenzione dell’automotive. Le istituzioni devono intervenire per garantire questo patrimonio imprenditoriale unico. L’industria del lusso è centrale per l’economia della nostra regione, in termini di occupati e di valore aggiunto. E le difficoltà che tutte le filiere del lusso stanno registrando, preoccupano il sistema imprenditoriale".

Da dove si riparte?

"Servono più strumenti. Ammortizzatori sociali per tutte le imprese e per un periodo più lungo, moratorie fiscali e sul credito. Ma dobbiamo concentrare anche sulla trasformazione dei modelli produttivi in relazione ai cambiamenti dei mercati. Serve più formazione per imprenditori e lavoratori e misure di sostegno agli investimenti e all’innovazione".

Le piccole imprese soffrono più delle grandi.

"Siamo consapevoli che in questo percorso devono essere coinvolti tutti gli attori della filiera, non solo per avere consapevolezza delle difficoltà, soprattutto delle piccole e medie e imprese, ma anche per puntare a mantenere il più possibile integre le filiere".

Come si innovano i processi? "Aprendo nuovi segmenti di mercato, favorendo riconversioni industriali di settori come l’accessoristica, potenziando export e internazionalizzazione delle imprese che dovranno investire per il cambiamento e avranno bisogno di un accesso al credito più facile e garantito".