I disordini di Firenze (foto New Press Photo)
I disordini di Firenze (foto New Press Photo)

Firenze, 1 novembre 2020 - All’una di venerdì notte, uscendo dal giornale, è bastato un istante per capire che Firenze era ancora Firenze. Era ancora la città capace di accoglierti e di scaldarti nel suo abbraccio, col campanile di Santa Croce lì a guardarti, con una coppia di fidanzati a sussurrarsi chissà quali promesse in piazza dei Ciompi e con un gatto allergico a ogni ipotesi di lockdown a spasso in via Pietrapiana. Tutto, ma proprio tutto, come se non fosse successo niente. Firenze era ancora Firenze, città capace in un amen di buttarsi alle spalle la rabbia e la furia ottusa di duecento scappati di casa.

Duecento poveri illusi che al grido di «libertà, libertà» avevano cercato di divertirsi sfasciando quel che capitava a tiro. Libertà, libertà, ripetevano, come se la libertà consistesse nel diritto di contagiarsi e di contagiare, come se il diritto alla salute non contasse niente, come se il mondo fosse quello di un anno fa, un mondo immune da qualsiasi rischio pandemico. Libertà, libertà, gridavano. Ma non si capisce da che cosa, né da chi, vogliano liberarsi questi giovani con in mano un petardo e al polso lo smartwatch da fighetto. Si è capito benissimo, invece, come una città, che vuol dire una comunità, deve comportarsi. Preparandosi al peggio. Fronteggiando il peggio. E rimediando al peggio. Perché Firenze si è preparata all’orda in arrivo, e per tutta la settimana ha tentato di neutralizzarla, riuscendo a depotenziarla, a separare i violenti dalla gente perbene, a circoscrivere l’incendio. Poi il peggio lo ha fronteggiato, ribadendo un punto fermo. Quello per cui piazza della Signoria non sarebbe stata conquistata, perché quella piazza è di tutti, e nessuno può appropriarsene per fare i comodi suoi, per lanciare messaggi sghembi, ambigui. Ieri mattina, poi, Firenze ha rimediato al peggio. Tanto che nel primo pomeriggio le tracce della guerriglia erano di fatto scomparse, e il centro storico sembrava un centro storico normale, lo splendido luogo di sempre. Ecco, forse la lezione di Firenze è questa. Prepararsi, fronteggiare, rimediare. Tre azioni fondamentali per un Paese che voglia davvero superare questo momento senza perdere la sua identità, anzi dando un senso al dolore per le migliaia di vittime della pandemia.