Mohamed El Hawi con i suoi dipendenti (New Press Photo)
Mohamed El Hawi con i suoi dipendenti (New Press Photo)

Firenze, 30 ottobre 2020 - Lunedì ha deciso di non chiudere e con l'hashtag "Io rimango aperto", Momi, all'anagrafe Mohamed El Hawi, "egiziano, nato a San Frediano" come ama definirsi, gestore del ristorante-pizzeria Tito, ha lanciato la sua battaglia contro il nuovo decreto.

Lei è il titolare di Tito, la catena con sede in via Baracca, viale Europa e via Alderotti. I suoi locali da lunedì sono comunque aperti. Perché?
"Ho cinquanta dipendenti a cui voglio continuare a garantire uno stipendio. Sono aperto fino alle 22 non con la speranza di incassare, in questi giorni avrò fatto uno, due, al massimo cinque coperti. Ma come segnale di protesta. Quello che ci hanno imposto in maniera unilaterale, senza interpellare nessuno, è una condanna a morte per tutti noi. Se devo morire, voglio farlo a testa alta".

Quindi lei anziché alle 18, sta chiudendo alle 22. Non è preoccupato di eventuali controlli?
"Quando ho preso questa decisione, domenica sera, non ho pensato alle conseguenze. Ho pensato solo alla mia famiglia e soprattutto a quelle del mio personale. E' una questione di dignità, ognuno di noi ha il diritto al lavoro. In ogni caso, non ho paura dei controlli. Abbiamo un calo negli ultimi giorni del 75%, peggio di così non può andare".

Sui suoi social ha postato un video dove, tra ironia e rabbia, denuncia la situazione in cui si trova con i suoi locali dopo aver speso, nei mesi scorsi, decine di migliaia di euro per mettersi in regola. Si è sentito preso in giro?
"Abbiamo utilizzato le pochissime risorse che c'erano rimaste per mettersi in regola con fantomatiche sanificazioni che avrebbero esorcizzato dal virus i nostri locali. Abbiamo venduto i tavoli per liberare spazio e far stare in sicurezza le persone a debita distanza. Abbiamo acquistato gel, mascherine, divisori. E nonostante tutto questo nella notte, come fanno i ladri, qualcuno ha deciso di riunirsi e di decretare un nuovo lockdown, perché questo per noi ristoranti è un lockdown mascherato. Io a questo non ci sto. Dato che ho fatto tutto che mi è stato chiesto, adesso sono io che chiedo qualcosa".

Cosa spera di ottenere?
"Per sopravvivere chiediamo l'azzeramento delle tasse per tutto il periodo di emergenza, un accordo che garantisca un abbassamento del canone di affitto, una data certa in cui sui nostri conti correnti arriveranno gli aiuti economici promessi, per noi e soprattutto per i nostri dipendenti".

Al premier Conte cosa vorrebbe dire?
"A lui e a tutte le istituzioni vorrei chiedere di smettere di fare terrorismo psicologico perché con questo virus bisogna imparare a convivere. Non si può negare il diritto al lavoro a nessuno. Per questo chiediamo di riaprire i ristoranti almeno fino alle 24, nel pieno rispetto di tutte le regole proprio come stavamo facendo. I nostri locali sono i luoghi più sicuri per eccellenza".