Può essere riacceso il sistema dei tutor che copriva 25mila km di rete autostradale
Può essere riacceso il sistema dei tutor che copriva 25mila km di rete autostradale

Firenze, 17 agosto 2019 - ​Riaccesi i Tutor in autostrada. Gli automobilisti con il piede pesante sono avvisati. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello che imputava ad Autostrade per l’Italia la violazione del brevetto dei tutor nei confronti dell’azienda Craft di Greve in Chianti, ponendo fine a una dozzina di anni di schermaglie processuali. Il sistema, installato nelle tratte a maggior rischio di eccesso di velocità e che copriva 2.500 km di autostrade, aveva permesso, secondo Autostrade per l’Italia, di ridurre l’incidentalità mortale sulle stesse tratte del 50% e unitamente ad altri interventi realizzati dalla società aveva contribuito a ridurre a meno di un quarto l’incidentalità mortale sulla rete.

«La Società Autostrade – informa una nota – ha già attivato le squadre per la reinstallazione del sistema, così da consentirne la messa a disposizione in tempi brevi alla Polizia Stradale al fine di potenziare i controlli già in essere sulla rete tramite l’attuale sistema Sicve-Pm (che aveva sostituito i primi tutor oggetto della controversia giudiziaria, ndr). Si conta infatti, in coordinamento con la Polizia Stradale, di poter attivare controlli della velocità media su circa 1.000 km di tratte entro i giorni del controesodo».

Il contenzioso asce nel 2006. Qualche anno prima Romolo Donnini, a capo dell’azienda Craft fondata dal padre a Greve in Chianti nel 1987 e specializzata in scanner fotogrammetrici, aveva proposto ad Autostrade per l’Italia il sistema Tutor (da lui denominato Sicve) per calcolare la velocità dei veicoli in austrada attraverso due postazioni di telecamere a una certa distanza, collegate a un computer che in base all’orario dei passaggi e alle targhe, ne calcolava la velocità. Donnini raccoltò di aver avuto un’accoglienza ‘freddina’ in Autostrade e non seppe più nulla. Ma la sua delusione divenne rabbia quando Autostrade per l’Italia presentò in pompa magna i Tutor. «Li hanno copiati pari pari da noi», disse, e nel 2006 fece causa. Lo scorso anno la Corte d’Appello di Roma decretò che i Tutor costituivano contraffazione del brevetto della Craft, che chiese 7,5 milioni di euro di danni ad Autostrade. Una cifra considerevole per una piccola azienda con 6 soci, 4 dipendenti e con ricavi – all’epoca – attorno ai 20mila euro. Nel ricorso in Cassazione vinto, Autostrade per l’Italia ha dimostrato «che il sistema Tutor era stato sviluppato e finanziato per decine di milioni dalla società e affidato in comodato alla Polizia Stradale. La sentenza della Cassazione dimostra la correttezza del comportamento di Autostrade e la non brevettabilità di sistemi matematici noti».

Alberto Andreotti