Marco Carrai
Marco Carrai

Firenze, 3 settembre 2020 - Marco Carrai, vice presidente esecutivo di Jsw Steel Italy, dopo aver siglato l’accordo con il fondo di investimento Creon Capital per lo sviluppo del polo industriale dell’acciaio di Piombino, traccia la strada da seguire e promette che farà di tutto per mantenere gli attuali posti di lavoro.

Carrai, che idea si è fatto dello stabilimento di Piombino? Ci sono possibilità di riqualificazione e nuovi sviluppi? 
«A Piombino ci sono tutte le basi per un rilancio industriale. La città, l’indotto e i lavoratori sono profondamente legati a questa realtà industriale e vorrebbero più di tutti che venisse rilanciata. Qui non si odia l’industria. La si ama. Una industria compatibile e sempre più green, sia chiaro. Io sono qui per i 1872 dipendenti di Piombino. Il mio impegno è per loro. Per assicurargli il futuro».

L’altoforno è stato spento nell’aprile 2014. Che tempi ci sono per il nuovo piano industriale?
«Intorno al 15 settembre sarà presentato».

La questione energia è fondamentale per alimentare il forno elettrico. Ora è arrivato l’accordo con Creon per il settore idrogeno e gnl. E’ possibile che il gas naturale venga utilizzato per implementare il forno elettrico con impianto di produzione di preridotto?
«Assolutamente sì. Noi abbiamo un piano a breve termine che prevede investimenti per efficientare gli impianti di laminazione e renderli produttivi e uno a medio lungo termine che prevede, secondo anche quanto sottoscritto nell’accordo di programma, il ritorno a fare l’acciaio con il forno elettrico. Quando arriveremo lì giocoforza dovremo fare il preridotto che ci consentirà di fare acciaio di ottima qualità utilizzando il rottame. Per fare tutto ciò gli elementi fondamentali sono gas, energia a basso costo e, mi lasci dire, anche idrogeno. La mia idea su Piombino però non si ferma all’acciaio. Sono consapevole, basta conoscere un po’ di storia economica, che il business dell’acciaio è ciclico. Ci sono e ci saranno sempre momenti di bassa. Allora, per non lasciare in mano alla ciclicità questa zona industriale, la mia idea è di realizzare un complesso industriale a tante teste. Una di queste è l’acciaio ma poi ci saranno anche logistica, manufacturing (a breve illustreremo altri due importanti Mou, cioè intese, con grandi realtà globali su questo) e ambiente».

Lei è favorevole a un ingresso reale di Cassa depositi e prestiti e comunque a una partecipazione di Rfi, considerando il fatto che la produzione di rotaie di alta qualità è strategica per la nostra rete ferroviaria? 
«Non solo sono favorevole: sto lavorando perché lo Stato entri. Poi vedremo con quale veicolo. Ma ho la certezza che questo accadrà. Mi faccia ringraziare qui il ministro Patuanelli e il sottosegretario Morani che si stanno impegnando in prima persona perché questo avvenga».

La città si chiede: nel futuro potranno essere mantenuti gli attuali organici oppure sarà necessario ridurre il numero dei dipendenti di Jsw Italy?
«Io sono qui perché nessuno vada a casa. Non per altro. Il mio impegno dalla mattina alla mattina seguente è questo. In questi tempi chi parla di mandare le persone a casa e di non impegnarsi a salvare posti di lavoro è un incosciente. L’idea di un piano a più teste serve proprio a questo: a creare più possibilità di occupazione e di ricollocazione».

Il gruppo indiano, come tante altre aziende, è stato colpito dall’effetto Covid. Quanto può incidere la pandemia sulle capacità di investimento e sviluppo di Jsw Italy?
«Sono consapevole di quello che sta accadendo nel mondo. Per questo sto facendo di tutto perché lo Stato entri. Questa consapevolezza è condivisa. Mi lasci dire che Sajjan Jindal è una persona per bene. Lui i soldi a Piombino li ha messi davvero». 

Lei è già al timone di Toscana Aeroporti, come è maturato questo suo impegno in prima linea nelle acciaierie di Piombino?
«Il primo business della mia famiglia sono state le demolizioni industriali. Sulla facciata della principale fabbrica di Piombino vi è scritto L. Bertolotti, il più grande amico di mio nonno, grande imprenditore del Valdarno che costruiva macchinari industriali e che ha realizzato gran parte dell’acciaieria. E poi l’impegno è maturato grazie a mia moglie che mi sprona sempre alle sfide. Salvare i posti di lavoro è poi la sfida più grande: non la posso perdere».