Firenze, 12 giugno 2018 - A Firenze ci sono 750 rom che vivono nei campi formali e informali. Se al Poderaccio abitano in circa 250, nel campo Caritas di Sesto Fiorentino se ne contano oltre 100, mentre 120 cittadini rom rumeni occupano una fabbrica abbandonata nei pressi dell’aeroporto, a Castello, dopo reiterati sgomberi (15 negli ultimi 8 anni). E, ancora, altre occupazioni abusive in via Pistoiese e in altre zone della città.

Nononstante le più o meno incisive strategie politiche portate avanti negli ultimi decenni, ancora dei progetti di inclusione rivolta alla popolazione rom, sinti e caminanti – auspicati per la pace sociale – non si vedono i risultati.

Un po' per l’inefficacia dell’azione politica, molto anche per la scarsa collaboratività della popolazione che vorrebbe acquisire lo stato giuridico di Nazione Rom cui venga riconosciuto lo status di minoranza storico-linguistica, che con la costituzione di una Consulta collabori alla strategia di inclusione, superando quella che viene da loro definita «segregazione istituzionale» delle comunità Rom e Sinti.

Una strategia che ha fra gli obiettivi principali il superamento dei campi monoetnici e di conseguenza la convinzione diffusa che il nomadismo sia un aspetto intrinseco, addirittura un tratto ‘genetico’, di questa popolazione. Convinzione anacronistica e anche deviante, giacché nella maggior parte dei Paesi europei i Rom vivono nella case ormai da decenni: campi nomadi e baraccopoli i più giovani li vivono per la prima volta quando arrivano in Italia.

Da anni la popolazione Rom chiede, tramite protocolli siglati con la Regione, l’apertura di un tavolo di inclusione Rom, Sinti, Caminanti con le istituzioni. Ma per ora sono rimasti lettera morta. Ci sono due programmi europei, il Pon Metro e il Pon Inclusione, che hanno finanziato le Città metropolitane per il periodo 2014-2020 per un totale di oltre 2 miliardi di euro. La Nazione Rom, guidata da Marcello Zuinisi ne chiederà il blocco «per violazione dei regolamenti europei di disciplina del denaro pubblico comunitario».

A Firenze, per il triennio 2018-2020, Palazzo Vecchio pagherà oltre 190mila euro (di cui 177mila erogati dallo Stato per l’attuazione del progetto sperimentale per il contrasto della povertà educativa e 15mila cofinanziati dal Comune) alle due cooperative Cat (Centro di animazione Triccheballacche) e il Cenacolo, per l’inclusione sociale e scolastica dei piccoli rom e sinti, con una facilitazione nell’accesso ai servizi sociali, oltre a un supporto scolastico con interventi diretti che coinvolgono intere classi.

Ma l’inclusione è ancora lontana. E i numeri delle persone che vivono nei campi e in occupazioni abusive ancora molto alti. Il percorso è lungo.