Firenze, 20 gennaio 2021 - Vasta operazione della Guardia di finanza del Comando Provinciale di Firenze e dello Scico (Servizio centrale di investigazione contro la criminalità) nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze: 34 sono i provvedimenti cautelari in corso di esecuzione nei confronti altrettanti indagati sospettati di essere legate al clan camorristico dei Casalesi. I sequestri operati ammonterebbero a circa 8 milioni di euro. Si tratta di quattro custodie cautelari in carcere, sei ai domiciliari, nove obblighi di dimora e quindici misure di interdizione personale con divieto di svolgimento di tutte le attività inerenti l’esercizio di imprese.

Gli indagati, negli anni scorsi, avrebbero operato sul territorio della Toscana sia mediante società operanti prevalentemente in campo edilizio sia attraverso investimenti nel settore immobiliare. Le attività sono in corso nelle province di Firenze, Lucca, Pistoia, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna, Roma, Isernia e Caserta, con la collaborazione dei Reparti del Corpo competenti per territorio e del Roan (Reparto operativo aeronavale) di Napoli.

I reati contestati sono l’associazione per delinquere, il riciclaggio, l’autoriciclaggio, l’intestazione fittizia di beni l’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti con l’aggravante del 416 bis per aver favorito il clan dei Casalesi.

L'indagine svolta dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze con la collaborazione dello Scico è stata diretta dalla Dda di Firenze, procuratore capo Giuseppe Creazzo e sostituto procuratore Giulio Monferini, con il coordinamento della Dda nazionale e la collaborazione della Dda di Napoli.

Le indagini sono partite da informazioni su numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del Casertano, ritenuti contigui ad ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento ai Casalesi.

Gli approfondimenti e le investigazioni hanno permesso di rilevare che soggetti collegati al clan, attraverso società immobiliari e commerciali, avevano reimpiegato una valanga di denaro di provenienza criminale in attività imprenditoriali toscane. Partendo dal flusso dei pagamenti relativi per i lavori appaltati, le Fiamme Gialle hanno svelato il complesso sistema di false fatturazioni a vantaggio di società “cartiere”. I conti correnti di queste società venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di “bancomattisti prelevatori”, persone prossime alla soglia della povertà e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza o di emergenza, ripagate con commissioni pari al 2 - 3% delle somme.

Dedotti i compensi ai prestanome, le somme prelevate finivano poi al gruppo criminale per essere riciclate attraverso investimenti immobiliari nelle province di Pistoia, Lucca, Modena, Roma, Isernia e Caserta. Ed erano riusciti perfino a ottenere contributi a fondo perduto previsti dal “Decreto Rilancio” per la pandemia e finanziamenti garantiti dallo Stato grazie al “Decreto Liquidità”. 

 LE REAZIONI - "Un'operazione che difende la legalità e tutela la buona economia, preservando il tessuto imprenditoriale e sociale della Toscana che, rafforzandosi, può contribuire a contrastare la penetrazione della criminalità organizzata". Così l'assessore alla legalità Stefano Ciuoffo ringrazia le forze dell'ordine per l'operazione, coordinata dalla Dda di Firenze e realizzata dalla Guardia di finanza, che ha portato all'esecuzione di misure cautelari nei confronti di un’organizzazione di riciclaggio di denaro a favore del clan camorrista dei casalesi. "Come emerso nell'ultimo rapporto realizzato per la la Regione dalla Scuola Normale di Pisa - ricorda l'assessore - la Toscana non è terra di mafia, ma la mafia ed altre organizzazioni criminali la utilizzano per riciclare denaro sporco. Le indagini che hanno portato agli arresti di oggi sono la conferma di un fenomeno sul quale dobbiamo porre la massima attenzione. Dobbiamo riuscire a comprenderne i contorni e trovare gli anticorpi giusti per prevenirne la diffusione. Per questo, da tempo, mettiamo in atto iniziative che puntano a far crescere nei cittadini, a partire dai più giovani, la cultura della legalità, fondamentale per il sostegno alla già efficace azione della magistratura e delle forze dell’ordine".