Firenze, 12 settembre  2021 - Pr e calciatori, all’inaugurazione di "Pizza cozze e babà": Luigi Cuomo non poteva mancare a quella serata che segnava l’inizio di un nuovo percorso del clan in cui spicca soprattutto suo fratello Michele, boss della droga recluso a Poggioreale. Dalle parti di Nocera Inferiore, le cose non si stavano mettendo bene per loro.

E così Luigi, il più giovane dei due fratelli, "salì" in Toscana. Tacendo sul suo passato e sulle misure di prevenzione che gli avrebbero altrimenti impedito di far impresa, con la pizzera di Porta al Prato Luigi Cuomo avrebbe avviato il nuovo business del clan, quello pulito.

Ma non l’unico. Cimici e telecamere hanno registrato per mesi ogni movimento intorno a quel locale, trasformato da Cuomo e alcuni sodali, nonostante il lockdown e la pandemia, in una "base operativa". La notte dello scoppio che ha acceso i riflettori sulla loro presenza a Firenze, Cuomo venne avvertito della ’bomba’ dai carabinieri, ma prima di andare a vedere cosa fosse successo, entrò nel locale dall’ingresso posteriore di via Ponte alle Mosse e consegnò alla madre qualcosa.

Poi raggiunse i carabinieri all’entrata danneggiata dallo scoppio. Ma mentre la madre ipotizzava con il compagno che l’esplosione fosse opera di "quelli di giù", ai carabinieri Luigi Cuomo metteva a verbale "di non aver mai avuto alcun tipo di problema con nessuno".

I mesi della pandemia gli avevano offerto un nuovo fronte di guadagno: i finanziamenti Covid avevano permesso alla "Nennella", la società di Cuomo, di percepire 32mila euro, tra contributi a fondo perduto e prestiti garantiti dallo Stato alle attività colpite dalla crisi.

Ma un altro robusto fronte di approvigionamento di liquidità, erano le assunzioni "finte". Decine di stranieri, in particolare marocchini e bengalesi, pagavano 1500 euro per una falsa assunzione, per loro fondamentale per regolarizzarsi qui in Italia.

Le intercettazioni, finite nell’ordinanza con cui il gip Angelo Pezzuti ha disposto il carcere per i Cuomo, dimostrano la frenetica ricerca di certificazioni ministeriali per gli immigrati che si erano rivolti a loro per questo ’servizio’, tecnicamente istruito, secondo le indagini, dal commercialista pratese Alessandro Maltinti. Nelle perquisizioni dell’altra mattina, è stato trovato a casa di un indagato un altro pacco di pratiche.

Traffici piccoli, medi e grandi, si attorcigliavano intorno a "Pizze cozze e babà". Dai furti di biciclette di lusso, rivendute per raggranellar soldi facili e veloci, fino alle strategie da adottare per tenere il punto contro i rivali, "quelli di Piedimonte".

Era diventata una guerra a tutti gli effetti, fatta di ordigni artigianali ma anche colpi di pistola. Per questo all’organizzazione servivano armi. Sarebbero almeno cinque pistole, che secondo gli investigatori era riuscita a procurarsi propri negli ambienti della malavita fiorentina. Il fornitore della armi al clan sarebbe stato un uomo, non identificato nel corso delle indagini, chiamato "Il Bulgaro".

L’altro fronte è quello della droga. Con dei canali occupati a Nocera Inferiore dagli avversari, il clan aveva cercato di stringere patti con personaggi di origine albanese considerati inseriti allo spaccio di droga in città. Gli arresti hanno impedito che questi affari si concludessero.