Firenze, 4 dicembre 2021 -  A giudizio. Elona Kalesha, l’unica imputata per il duplice omicidio dei coniugi Shpetim e Teuta Pasho, scomparsi il 1 novembre del 2015 e ritrovati smembrati​ in alcune valigie abbandonate tra la Fi-Pi-Li e il carcere di Sollicciano nel dicembre scorso, va a processo. 


«Il rinvio a giudizio era in qualche maniera atteso, visto che si tratta di un procedimento indiziario - commenta a caldo l’avvocato Federico Febbo, difensore della donna con il collega Antonio D’Orzi -. Come tale l’accertamento dibattimentale sarà necessario al fine di verificare la consistenza o meno dei numerosi elementi, a mio avviso contradditori, che sono emersi nella fase delle indagini preliminari». Quella di ieri mattina, davanti al gup Maurizio Caivano, è stata poco più che una formalità, dal punto di vista giuridico. 

La difesa di Elona, infatti, non ha tentato la carta del rito abbreviato (sulla cui ammissibilità avrebbe dovuto comunque pronunciarsi il giudice, stante la recente riforma) e si giocherà tutte le proprie carte davanti alla corte d’assise. Prima udienza il 15 febbraio del 2022, all’aula bunker. 


Ma anche se breve e dall’esito abbastanza scontato, il passaggio in aula è stato tesisissimo. A pochi centimetri di distanza, c’erano infatti l’imputata, che il prossimo 15 dicembre compirà 37 anni a Sollicciano, e l’intera famiglia Pasho, da Castelfiorentino: il suo ex fidanzato Taulant, figlio delle due vittime, (rappresentato dall’avvocato Filippo Viggiano) che si è costituito parte civile con le sorelle Vitore e Dorina (avvocato Cristina Masetti ed Eleonora Rossi) e il fratello di Shpetim, Dritan (avvocato Elisa Baldocci). Il giudice ha ammesso al dibattimento anche «Penelope», associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse.
A sostenere l’accusa sarà il pm Ornella Galeotti. Sarà un processo indiziario, visto che le indagini, condotte dai carabinieri, complice i cinque anni di distanza dai fatti, non hanno potuto contare sulla scienza. 
Né dentro né fuori dai trolley in cui erano stati riposti i pezzi dei cadaveri dei due coniugi, sono state trovate tracce dell’unica imputata.


A sostegno dell’accusa, però, c’è il suo comportamento prima che il fidanzato Taulant uscisse dal carcere, nelle ore in cui l’accusa posiziona l’omicidio dei Pasho. Omicidio che sarebbe avvenuto in via Fontana, dove Kalesha aveva affittato a suo nome un appartamento. In quei giorni di fine ottobre del 2015, la donna ha anche interrotto una gravidanza a Careggi e l’ex fidanzato, sentito dal pm, ha negato che lui potesse essere il padre. E’ questo il segreto inconfessabile che avrebbe spinto Elona ad ammazzare? Oppure sono i tanti soldi in contanti che la coppia aveva sempre con sè?  Zone d’ombra che forse il processo aiuterà a chiarire. Assieme all’altro grande dubbio: se è colpevole, può aver fatto tutto da sola?

 

Stefano Brogioni